
Parigi, Hôtel Meurice. Marianne Corvo, giovane giornalista che lavora per un settimanale culturale, si sta preparando per l’incontro della sua vita. Dovrà, infatti, intervistare il famosissimo attore Ben Whyte, divo indiscusso del cinema nonché sex symbol bello e dannato, oggetto dei sogni e delle fantasie di Marianne fin dall’adolescenza. Lei nutre per l’uomo un sentimento di adorazione che sfiora il fanatismo, ma una volta di fronte al suo mostro sacro commette un errore dopo l’altro, provocando l’ilarità dell’attore, che finisce per essere sedotto da questa goffaggine. Inizia così una storia d’amore travolgente quanto travagliata, che porterà i due a inseguirsi – e a sfuggirsi – tra le strade di Parigi e quelle di Hollywood. Cécile Mury firma una brillante commedia romantica che, tra follie d’amore, umorismo e tanto cinema, ci fa sognare, ridere, piangere, e sa parlare al cuore di ognuno di noi.

Tutto ciò che è francese ha un fascino particolare su di me, ça va sans dire, e questo romanzo non fa eccezione.
C’è una particolarità che contraddistingue libri e film contemporanei d’oltralpe, pur sembrando buffi e leggeri, non lo sono mai completamente, hanno sempre riferimenti, citazioni, battute che ti fanno capire come questo popolo ami “farcire” di contenuti nazionalisti interessanti le loro opere, come a dire: comico sì, ma con classe e identità, e ho riscontrato questo dettaglio anche nel romanzo che vi presento.
La trama è semplice, una giornalista francese e una star di Hollywood, metteteci come aggravante una bella dose di goffaggine da parte della protagonista, un attore sfinito dall’esposizione mediatica, dai paparazzi, dai party alcolici con musica e tanta polvere bianca.
“Come si può vivere al centro di una tale mostruosa attenzione? Ovunque. Tutto il tempo. Quest’uomo è l’occhio di un ciclone”
Marianne è vera, nei suoi modi impacciati, nelle sue mises improbabili, coi suoi baci appassionati e le frasi imbarazzanti uscite un po’ per errore di traduzione e un po’ per temporanei blackout cognitivi dovuti alla presenza del suo idolo cinematografico.
“Ma la tua vita è sempre così? O solo con me?”
“È… un po’ peggio con te.”
Dal loro primo incontro nulla sarà più lo stesso, un glitch che è andato a cambiare le loro esistenze.
“Non mi sono più ripresa da quell’esperienza,”
“Nemmeno lui, Marianne. Nemmeno lui si è più ripreso”.
Una commedia romantica dove tutto ciò che, per pudore, sarebbe preferibile tenere nascosto, viene in qualche modo esposto e, per questo, reso attraente, vivido e solido, come una luce in fondo al tunnel alla quale aggrapparsi.
Il romanzo è come se si dividesse in due parti, nella prima i toni sono più ridondanti, ma poi il sentimento “sgrassa” quella pesantezza, lasciando fluire solo la gioia degli incontri e la sofferenza dell’attesa, uno struggente rapporto a distanza al quale non si può dare una definizione né una previsione. Ineluttabile, potente, liberatorio, ma non per questo sfuggirà alle follie dello star system.
Narrato in prima persona dal pov di Marianne, verremo più a contatto con l’ anima della ragazza, il suo vissuto, la sua famiglia in Provenza, gli oziosi pomeriggi a leggere Cime Tempestose sul prato con la compagnia della sorella e della nipotina, la piccola dispensatrice di ciliegie, delle serate blockbuster con la coppia di amici gay, fra cibo spazzatura e canicola. Il suo romanzo nel cassetto che prenderà di nuovo slancio, ispirazione.
Ben Whyte è conosciuto nell’ambiente come una star difficile, rissosa ma, sin dalla sua prima pellicola ha incantato una Marianne adolescente; per lei conoscere il suo idolo sarà spiazzante, lui diventerà uno sporadico squarcio nella sua quotidianità, quel lampo che le paralizzerà la vita portandola altrove per le poche ore che lui riuscirà a dedicarle. Un bozzolo dove potranno essere solo loro due, autentici, per parlare, ridere, amarsi o dormire.
Trovare qualcuno di vero in un mondo di finzione è estremamente raro, lui la vedrà come la sua piccola combinaguai, il suo Peter Sellers in gonnella, lei troverà una fragilità inaspettata dietro al sorriso da palcoscenico. L’incontro indissolubile di due anime che nessuno riuscirà a dividere. Mi è piaciuto, tanto.
“Tu vas me manquer toute ma vie”


![]()


Lascia un commento