Recensione “Okami” di Nicolette Andrews

 

Un prigioniero in cerca di libertà. Una donna scelta dagli dèi. Per liberarsi dalla sua schiavitù secolare deve catturarla. Shin ha rinunciato a tutto per amore. Incurante di vivere o morire, quando cattura una spia nella terra del suo padrone, la lascia fuggire. Shin non aveva però fatto i conti con la crudeltà del suo padrone: se non riuscirà a catturarla lo rinchiuderà per l’eternità nelle tenebre. Akane, fingendosi una donna, si infiltra in un tempio per sole donne. È una spia forte, determinata e non ha alcuna intenzione di fidarsi di Shin. Ma quando il destino li unisce nella ricerca di una ragazza rapita, sono inesorabilmente attratti l’uno dall’altra. Quando si innamora di lei, Shin trova una nuova ragione di vita. Ma se non riuscirà a consegnarla al suo padrone, non vedrà mai più la luce del giorno.

 

 

Un retelling di Cappuccetto rosso con, sullo sfondo, il mio amato Giappone. Tra boschi incantanti, cerature misteriose, un lupo che di fame ne ha tanta, un cappuccetto rosso non certo ingenuo, la favola si sviluppa in maniera incantevole.

Shin e Akane, insieme per la libertà, insieme alla ricerca della ragazza rapita, il male alle loro costole, la prigionia eterna il male peggiore.

Mi sono incantata in questa avventura, nei colori delle loro vesti tradizionali, nei loro dialoghi di magia, nelle loro armi che sanno di favola eterna.

Nicolette ha saputo donare nuova veste a una delle favole più affascinanti che esistono, dove la paura è alla base di tutto ma è il coraggio che sopravvive.

Una riadattazione ad hoc, scorrevole, ammaliante.

Draghi, yokai, Oni… un mix di incanto e di fantasia.

 

 

firma Claudia

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