Recensione “Necrofilia” di Damiano Dario Ghiglino

La vita di Giacomo è semplice: lavoro, casa, televisione, silenzio.

Poi una sera trova il vicino morto.

Lo porta in salotto.

Gli accende una sigaretta.

E comincia a parlarci.

Il morto risponde.

Da lì in poi tutto diventa possibile: ricordi inventati, vite alternative, fantasie oscene, sensi di colpa, teorie sull’universo e discussioni su Dio, il sesso e la morte. Intanto il cadavere marcisce, l’odore peggiora, e la realtà perde pezzi.

Forse è follia.

Forse è un sogno.

Forse è solo quello che succede quando una vita intera passa senza che tu te ne accorga.

E quando finalmente succede qualcosa, è troppo tardi.

 

Ci sono storie che ti rimangono nel cuore, per la particolarità della scrittura o per la tipicità della storia. Necrofilia è proprio questo, una breve lettura molto intensa e per niente scontata. Giacomo, un uomo qualunque, con una vita molto rutinaria, che un giorno si imbatte nel cadavere del suo vicino di casa Jack. Da quel momento inizia a cambiare la prospettiva del suo mondo. Un libro non assolutamente scontato con un finale che spiazza, che esplora a fondo il confine tra l’essere vivi o morti. Un dialogo intimo tra due persone, che anche nel momento finale, si ritrovano. Ho chiuso il libro con una sensazione di straniamento, che sono quasi certa fosse proprio l’effetto desiderato dall’autore. Sono stata catturata da questa storia macabra fin dalla prima pagina. Il modo con cui Damiano Ghiglino sviluppa e svela al lettore il rapporto tra i due personaggi è efficace. Lo stile fluido e scorrevole consente una lettura appassionante e coinvolgente che tiene sulle spine, nonostante la brevità del racconto. Necrofila esplora gli angoli più oscuri della mente, intraprendendo un viaggio alla scoperta della psicologia umana.

 

 

 

 

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