Recensione “Mi vien da ridere a scrivere d’amore” di Stefania Contardi

 

Amore. Dalla cotta per il barista, al legame affettivo con la nonna che ti conquista con le sue lasagne, alla sublime vetta poetica di Dante con Beatrice, Paolo e Francesca, Romeo e Giulietta e chi più ne ha più ne metta. Come può una sola parola essere definizione di così tante accezioni, senza rischiare semplificazioni? La raccolta poetica “Mi viene da ridere a scrivere d’amore”, si inserisce qui, senza chiedere permesso, in questa falla linguistica, alla domanda che “cos’è l’Amore”, seguendo il flusso della ricerca cosmica, sul cui insondabile tema si sono cimentati poeti, filosofi, scrittori e scienziati. Ma, suvvia, dopo tanto predicamento, cosa mai potrei aggiungere io sull’argomento? Ed è qui che mi viene da ridere.

 

Io non ho conoscenza alcuna di liriche o scritture in versi. La raccolta “Mi viene da ridere a scrivere d’amore” è la mia prima silloge. Né l’autrice conoscevo: soltanto pochi giorni orsono Stefania Contardi e la figlia hanno rischiarato le mie meste giornate. 

Non sto qui, quindi, ad analizzare figure retoriche ne metriche né lo stile… non ne sarei capace. Non sto neanche a parlare d’amore (richiamando il testo della canzone di Adriano Celentano). A tal riguardo cito la poesia “l’amore in itinere”: non so vergare rime d’amore. Non ne so l’iter né l’itinerario, ma ne conosco il mio sguardo fosco al tuo trascurarne l’anniversario! La dedico a mio marito che ogni dì del mese non lesina gli auguri. 

Gli dedico, inoltre, i versi de “L’amore modesto”… nella costanza non ordinario: è il suo essere  modesto che lo fa straordinario”. 

E ancora… “Rinasce l’amore dal sangue rappreso rovistando il fondo dei ruderi rotti. Riarde il  ricordo di rose recise e riemerge raschiando dal fondo radici. 

Dal fuoco Risorgi come fenice. Ti sei mai chiesto se sei felice?” 

È questa la domanda che gli rivolsi quando, tempo fa, a lui dissi: “..io mi impegno con te perché tu non hai scelto me ma la bella donna del ritratto nuziale e perché tu mi regalasti lei..il nostro  miracolo. È a te Martina che la mamma dedica “l’amore materno”. 

Mi chiedo, a questo punto, se questo è parlare d’amore… se sì, allora mi correggo: sì, anch’io so parlare d’amore e grazie a te Sara e a te Stefania.

 

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