Recensione “Marilyn e le stelle di Hollywood” di Claudia e Nadja Beinert

 

Seduzione e fragilità, sensualità e candore: i contrasti che hanno fatto di Marilyn la più grande diva di ogni tempo. Un mito eterno.
Los Angeles, 1942. Norma Jeane è una bambina timida, colpita dalla balbuzie ogni volta che deve parlare davanti agli altri, e con una profonda ferita nel cuore: quella dell’abbandono. Dopo che la madre è stata rinchiusa in una clinica di salute mentale, Norma ha infatti trascorso la sua infanzia saltando da una famiglia all’altra, covando nel profondo di sé il desiderio bruciante di trovare una casa che sia per sempre. Un desiderio che sembra trovare compimento quando Norma viene affidata a Grace, archivista della Columbia Pictures. È grazie a lei, ammirando le star che sfilano negli studi, che nasce la sua passione per il mondo del cinema. Ma quando Grace lascia il Paese per seguire il marito, il sogno di fare l’attrice si spezza e per evitare un ritorno in orfanotrofio Norma acconsente alla scappatoia di un matrimonio combinato con un giovane vicino, Jim. A soli sedici anni la ragazza si ritrova costretta nel ruolo della casalinga e della moglie, lontana dalle scene che ha sempre sognato di calcare. Jim, però, è spesso assente e Hollywood continua a esercitare su di lei un fascino magnetico e un’attrazione ineluttabile come il destino: un fotografo la sceglie come modella, e sarà qui, davanti all’obiettivo, che Norma scoprirà il potere della sua femminilità. Ora sa che il suo futuro è sotto i riflettori, ma non immagina certo di diventare un’icona venerata in tutto il mondo: Marilyn Monroe.

 

È curioso soffermarsi sul profilo delle autrici dopo la calda lettura del testo: due gemelle. Claudia, amante del romanzo storico, Nadia che ha lavorato per molto tempo nel campo cinematografico. Curioso, perché il libro riflette, perfettamente, la passione di entrambe: è sì l’autobiografia di uno dei personaggi femminili più famosi di Hollywood, ma è anche un interessante romanzo storico. Utilizzando un figura retorica che ricalca una canzone del ’95, questi… 

… sono gli anni in cui il cinema non è ancora stato soppiantato dalla televisione; fino agli anni ’50, infatti, sono gli studi cinematografici a decidere quali film proiettare;

… sono gli anni in cui i neri hanno accesso solo ad alcune sale di proiezione;

… sono gli anni d’oro per le emittenti radio, le uniche che trasmettono – a livello nazionale- la  cerimonia annuale degli Oscar, ma anche la notizia del lancio della bomba atomica su Hiroshima;

… sono gli anni ’40, anni in cui fervono importanti temi politici; anni in cui le persone sono giudicate in base alle proprie origini;

… sono gli anni in cui, per sentire i propri cari in guerra, occorre adoperare i telefoni degli uffici  postali o, se l’attesa è troppo lunga, correre alle cabine telefoniche, ancorché più care e più lontane, comunque raggiungibili con i tram o con i costosi autobus;

… sono gli anni in cui si ammirano i colorati abiti delle donne che, tuttavia, non sono al pari degli sfavillanti abiti ante guerra.

Sono questi gli anni che hanno dati i natali a Norma, alias Marilyn Monroe. 

Stupisce che la maggior parte del libro sia dedicata all’infanzia e all’adolescenza di una giovane donna, della quale le scrittrici vogliono far emergere il grande e amorevole cuore; una donna che crede nel bene di tutti e che si batte per gli emarginati, perché lei stessa lo è stata per molto  tempo. 

La figura della protagonista è, quindi, molto lontana da quella cui si pensa mentre, tra i cosmetici, si cerca il rossetto alla Marilyn: un’immagine erotica nota per la sua camminata ondeggiante e il  suo vestito che si alza voleggiando. 

Norma è molto di più di “seduzione e fragilità, sensualità e candore sono i contrasti che fanno, infatti, di Marilyn un mito eterno”.

 

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