Recensione “L’intrigo” di Cesario Picca

 

 

 

La luce della saggezza illumina gli onesti
La morte di un importante e coraggioso banchiere in un incidente stradale tra Soverato e Catanzaro si intreccia con un’offensiva politica, mediatica, giudiziaria e clericale contro la Massoneria. Le obbedienze italiane, e in particolare gli iniziati siciliani e calabresi, devono difendersi dalle infamanti accuse di collusione con le organizzazioni criminali da parte della commissione Antimafia. Eppure non sono loro ad arricchirsi con il gigantesco flusso di risorse pubbliche destinato all’accoglienza dei migranti. Al contrario, i massoni tentano di impedire che quel denaro si disperda in infiniti rivoli che sembrano condurre verso uno stretto connubio tra clericalismo, politica e criminalità organizzata.

Ennesima avventura del cronista salentino Rosiario Saru Santacroce, il libro in questione non è un semplice giallo investigativo. È uno spaccato di cronaca italiana che racchiude, dentro la sua composita anima, alcuni dei peggiori scandali del nostro tormentato secolo. Partiamo dagli intrighi ormai conosciuti tra politica e malavita organizzata, uscita fuori con le riscoperte del patto Cinacimino. C’è il richiamo agli abissi oscuri di un vaticano che, troppo spesso, fa tacere la sua coscienza e si inchina, invece che combatterlo, davanti al dio Mammona. Esiste la denuncia di un unità d’Italia tradita nella sua essenza e diventata, volente o nolente, collusa con gli interessi di una certa parte della nostra società, quella dei potenti, dei senza scrupoli di chi trae il vantaggio economico dallo sfruttamento. E c’è il richiamo a una della peggiori nefandezze scoperte dai nostri magistrati, che trasforma l’immigrazione in un osceno business. Ed è questo il lato che spero emergerà dalla lettura di questo testo.

 

Nel marzo 2017 la procura di Catania concentrò le sue indagini sul fenomeno, strano e inquietante, delle ONG e delle mille cooperative sorte ad aiutare i migranti sperduti in un mare che diveniva non più meta di rinascita. Un mare pieno di storia ed energia, trasformato in un cimitero. Le limpide acque siciliane, o calabresi, non offrivano più il rumore soave dei flutti all’amante della bellezza, ma echi disperati di grida, frammenti di speranze naufragate nell’indifferenza, nell’egoismo e forse nella brutalità di un potere che si prostrava davanti al dio denaro. Lo stesso filone di indagine fu poi preso in carico dalle procure di Palermo e di Cagliari. E qua si apre l’abisso dal quale, ancora oggi, tentiamo disperatamente di uscire, quel proliferare di unità navali impegnate, apparentemente, ad accompagnate i barconi fin su ai pseudo porti di salvezza. Bellissima azione, direte voi. Nato da un bisogno di una coscienza ridestata resasi conto che l’aiuto e la solidarietà non era solo un gioco per ricchi annoiati, ma una precisa responsabilità di ogni paese, impegnatosi a distruggere per interessi il mondo altro, quello distante, dove giungono solo echi attutiti di guerre civili, di povertà di scontri cruenti tra clan. Magistralmente orchestrati dal re sul trono che non è affatto cosi distante da noi, ma pericolosamente vicino.

E questo re prese presto l’aspetto di un’organizzazione criminale che prosperava nella sofferenza e che, nella balda Roma, insozzava la sua storia con l’oscenità chiamata mafia capitale. E in altre parti di questa meraviglisa Italia prendere la forma di n’drine e di cosche. E di solerti burocrati ed imprenditori apparentemente probi.

E fu questa inchiesta a rendere evidente come il settore immigrazione non fosse più un fatto di coscienza, ma un grosso affare redditizio, paragonato alla speculazione finanziaria, all’arroganza di chi si sente protetto dall’alto.

Basta solo per raccontarvi del libro, l’intrigo rimembrare una frase schifosa di uno spavaldo Buzzi, un figuro losco e strano che in un’intercettazione si lasciò sfuggire:

 

“Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”

 

Del resto, speculare sui disagi e sulle difficoltà dell’altro, continua ad essere prassi comune anche oggi. Tutto nasce da una precisa mentalità capace di spersonalizzare l’altro fino a renderlo distante, privo di diritti, un mero accessorio economico al pari di azioni e found. Tutto protetto non solo da una finta seconda repubblica nata sulle ceneri di un ’91 che tradì le nostre speranze, ma anche con la sorda complicità di chi, quelle coscienze, le doveva proteggere. Ora, se accettiamo che il politico sia e resti un malfattore o, nel migliore dei casi, un cieco che brancola nel buio, sapere che la stessa religiosità, da sempre ancora di salvezza in questo sperduto mare, sia complice di questo orrendo sfruttamento, può lasciarci davvero indifesi e disperati. Ecco che allora, per salvare il salvabile, si trova il capro espiatorio. In questo caso il nostro autore indica il vero protagonista dell’intrigo, una massoneria snaturata dai suoi nobili propositi, messa al servizio del potente e grazie alla collusione di una parte di essa, snaturata dal suo autentico ruolo di garante, se non propugnatore, di diritti e libertà.

Da questo libro noi ci ritroviamo fragili e mortalmente soli. Immersi in una ragnatela fatta apposta per evitare di individuare il pacioso e paffuto ragno deciso a nutrirsi non solo con le nostre risorse materiali, ma anche e sopratutto della nostra speranza.

Perché un popolo che non spera più, non è altro che massa.

Bellissimo, inquietante e, sopratutto, importante per risvegliare il nostro addormentato senso civile.

 

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