Recensione “Liam conquista Manhattan” di Thea Harrison

 

 

 

Attenzione! Questa storia contiene uno spoiler de La fine delle tenebre. Se non volete rischiare di rovinarvi la storia, vi consiglio di leggere i libri nell’ordine di pubblicazione.

Questa è una breve novella scritta per i lettori delle Razze Antiche particolarmente affezionati al personaggio di Liam Cuelebre.

Per riprendersi da un evento doloroso, il magico principe dei wyr, Liam Cuelebre, figlio di Dragos e Pia, si ritira in se stesso. Fatica a scendere a patti con la sua identità e con le sfide che dovrà affrontare.

Preoccupati, Dragos e Pia gli fanno un regalo, qualcosa che ha desiderato a lungo, per cercare di consolarlo e di farlo sentire meglio. La reazione di Liam ha un effetto che si riverbera per tutta New York. Proprio prima di Natale, cominciano a manifestarsi diversi miracoli, e la visita di una persona misteriosa dà a Liam la speranza e una visione del suo futuro.

Liam conquista Manhattan è la terza parte della trilogia su Pia, Dragos e il figlio Liam. Ogni storia può essere letta individualmente, ma consiglio ai fan di leggere i libri nell’ordine in cui sono stati pubblicati: Dragos va a Washington, Pia vola a Hollywood e Liam conquista Manhattan.

Terzo brevissimo racconto della serie dedicata alla famiglia Cuelebre.

Liam è un nuovo personaggio della lunghissima saga delle Razze antiche, è figlio del meraviglioso Dragos e di Pia e lo abbiamo già visto in altre occasioni.

E’ il giovanissimo della serie, infatti ha solo un anno di vita, ma è già un adolescente nella razza dei wyr e, come tale in queste sole 60 paginette, lo vediamo fare le stesse cose di tutti gli adolescenti: ribellione, scontro con i genitori, isolamento. Anche nell’unica cosa che lo rende libero e in pace con se stesso, ossia il volo, ritrovo originalità.

Niente di nuovo, insomma, niente che ce lo faccia conoscere e amare di più. Probabilmente ci dovremo aspettare un libro vero e proprio dedicato a lui, perché questo è solo un assaggio, sperando che l’autrice, che reputo bravissima, non cada in una serie di stereotipi come in questo racconto.

ELEONORA

 

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