Recensione “Let me be your man” di Harper McKenzie

 

Ivy ha trent’anni, un cuore blindato e nessuna voglia di complicazioni. Maxen ne ha venti, un’anima in tempesta e un’attrazione per lei che non accetta rifiuti. A Edimburgo, la differenza d’età è l’ultimo dei loro problemi.

Costretti a condividere la stessa casa per un mese, Maxen e Ivy trasformano presto la calma scozzese in un campo di battaglia emotivo. Lei è una donna cinica che fugge dai legami; lui è uno studente universitario in pausa dalla vita, dotato di una passionalità travolgente che Ivy fatica a gestire. Nonostante gli avvertimenti degli amici e un divario generazionale che spaventa, i loro corpi si riconoscono come simili, ignorando la logica e il buonsenso.

Mentre la convivenza si fa sempre più serrata, le maschere iniziano a cadere: uno dei due mente per proteggersi, l’altro finisce per frantumarsi in mille pezzi. In un gioco pericoloso tra ragione e desiderio, dovranno capire se sono davvero “giusti” l’uno per l’altra o se il peso del tempo e del giudizio altrui sia un ostacolo insormontabile. Perché a volte, per aggiustare un cuore, non servono coetanei, ma solo le mani giuste.

 

Un age gap d’eccezione, una differenza d’età che pesa come un macigno in gran parte del libro.

Ivy è una donna di trent’anni, senza una fissa dimora, senza un futuro davanti a sé, si scontrerà con il ribelle Maxen, di dieci anni più giovane.

Decretata fin dall’inizio come storia senza futuro, l’attrazione tra i due protagonisti è tale da scombussolare tutte le regole e far saltare in aria la ragione.

Ho sofferto con Maxen, con la sua incapacità di farsi valere, di entrare nel cuore chiuso di Ivy.

Ho sentito la forza abbandonare il mio corpo, la resa agli eventi.

La disagiata contro l’impiastro di ragazzino.

“Sei un casino da comprendere e ogni volta, quando mi sembra di esserci riuscito, ecco che cambi umore e mi pianti in asso. Mi rifiuti.”

Sentirsi non degna d’amore – nessuno si potrà mai innamorare di lei – non essere predisposta per il principe azzurro.

Lei e la sua voglia di fuggire, lui e quella rabbia da gestire.

Due casini viventi che insieme non possono far altro che un altro, e forse ancor più colossale, disastro.

“Tu mi batti nella testa ma… mi batti soprattutto qui.”

Incapace di costruire… “Non so come si faccia a costruire. Ho sempre vissuto il momento e quando diventava troppo, tanti saluti.”
Quell’angoscia l’ho sentita addosso, così come ho percepito dentro di me quell’amore immenso capace di attendere in mezzo alla rabbia, in grado di cambiare il destino e di ritornare là dove il cuore ha messo radici.

 

Anna

 

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