Recensione “Le Freak” di Runny Magma

 

 

 

 

Una ragazza scomparsa. Un baracchino da radioamatore. E la disco che li faceva ballare…
Sergio sta per arrendersi a un futuro da operaio, mentre gli amici fricchettoni andranno all’università. Gli anni ’70 sono alla fine, la discomusic incalza, forse i tempi sono maturi per una rivalsa, e lui è intenzionato a trovare il ragazzo dei suoi sogni. Attraverso una trasmissione radioamatoriale, scopre che alla sorella potrebbe essere successo qualcosa di brutto, così comincia a frequentare la comunità di sbandati dove potrebbe essersi consumato il fatto; la bizzarra dimora è persa in un bosco dove i sogni si materializzano come un’allucinazione, e dove la verità può svelarsi come un indovinello senza senso…

Secondo romanzo che leggo di questo autore che conferma la mia prima opinione: fantastica penna!

Se “Small town boy” mi aveva ammaliato per certi aspetti, che ho ritrovato anche qui, “Le freak” mi ha smosso qualcosa dentro. Chi o cos’è poi le freak? Un luogo, una persona, un’idea, uno stile di vita. Una e tutte queste cose.

Siamo alla fine degli anni ’70, lo si respira dalla musica e dalla filosofia, ma anche dallo stile di vita. Una come me cresciuta negli anni ’80 lo sente molto bene, non c’è ancora il boom economico e la corsa all’oro, intesa come il riempirsi di tutto e di niente dovuto al consumismo, siamo ancora indietro, in queste pagine c’è aria di piccola provincia, di chiusura, di voglia di sperimentare e di trasgredire ma anche di sostanza nei rapporti fra le persone.

Sergio è un giovane di provincia, gay non dichiarato, per paura, per chiusura mentale di chi lo circonda eppure, anche se lui non se ne rendo conto, attorno ha chi lo comprende e lo accetta, ha due amici veri, importanti, di quelli che ti guardano in faccia e capiscono se qualcosa non va, che mettono a rischio la propria vita per te, che mentono e fanno a pugni e ci sono sempre anche dopo vent’anni che non li senti.

La storia gira intorno alla scomparsa della sorella di Sergio, all’incapacità della polizia di fare qualcosa, all’incredulità della gente e alla rassegnazione della famiglia stessa. Anche Sergio si adegua. Sembra quasi che si lasci trasportare dagli eventi, e mentre tenta di fare qualcosa la vita lo porta altrove, a scoprire se stesso più che a sapere che fine abbia fatto la sorella.

Anche questa volta assistiamo a un viaggio interiore del protagonista, uomo comune, a volte coraggioso e altre pusillanime, a volte interessato e altre interessante nella sua mediocrità. Vede il bene negli altri, vede la grandezza in chi gli sta intorno ma non scorge il suo di valore.

Una bella storia, narrata con lo stile che ho imparato ad amare di quest’autore favoloso e unico, che senza grandi colpi di scena ed effetti speciali, prende le piccole cose e ne fa meraviglia. I suoi intercalari toscani poi impreziosiscono il testo, insieme alla splendida musica degli anni ’70, ai riferimenti filosofici o idealistici dell’epoca e alla storia della nostra piccola e provinciale patria che però ha prodotto anche tantissime cose belle.

Consigliatissimo!!!

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