Recensione “Le corde dell’Anima” di Chevy Deveryn

 

Siamo a New Haven, in Connecticut.

Michelle e James sono in dirittura d’arrivo nel loro percorso universitario: lei sogna di vedere pubblicata la sua tesi e lui di diventare insegnante. Michelle ama il ballo country, la corsa con le sneaker ai piedi o a rotta di collo in auto e il suo gatto nero. Sopra ogni cosa, però, c’è la musica di Jack Knight, rocker di fama mondiale a cui dedica la sua devozione più profonda. È lui a scandire il ritmo del suo cuore e a fare da colonna sonora al suo incedere nel mondo. Un mondo in cui Michelle, però, trova sollievo solo stando al buio, perché ha un’ombra sul cuore che affonda radici profonde in un dolore irrisolto.
Sarà l’incontro con James a rimettere in discussione tutto.

 

Il caso più clamoroso di “trasduzione di segnale” e state lontane da Wikipedia, ve lo spiego io.

 

Lo so, lo so, non si fa. Non si recensisce il libro di una persona che si conosce e che, soprattutto, si stima. Ma l’ho fatto. Onestamente non credo che nessuno verrà ad arrestarmi per questo crimine, e le sirene della polizia che sento in lontananza di sicuro non hanno niente a che fare con me. Pertanto, ogni riferimento alla meraviglia del libro è casuale e non dipende dalla stratosferica personalità della Sig.ra Deveryn, va bene? Fine della parte di recensione imparziale.

Credo che questo libro sia il caso più clamoroso di una “trasduzione di segnale”, ovvero di una cosa che nasce in una determinata forma e subisce una trasformazione per assumerne un altro, esattamente come nelle trasposizioni cinematografiche la letteratura diventa immagine, carne e sangue. In questo specifico caso, l’infinta dolcezza della scrittrice mescolata a polvere di fata e alla passione per un genere musicale (e per uno dei suoi simboli), prende la forma di un libro.

Ci fermiamo qui un momento, giusto il tempo di chiedervi se cercate una storia d’amore che non perde tempo. Una in cui lo slow-burn vi saluta e lascia spazio a due anime che si riconoscono all’istante, e la struttura narrativa irta di ostacoli a cui siamo abituate diventa un “ah, così? Si incontrarono, si piacquero e si misero insieme”. SÌ, così.

«Questa cosa non succede d’abitudine. Anzi, direi che non succede… mai».

«Quale cosa?» la guardò perplesso per un momento, scuotendo il viso e aggrottando le sopracciglia con fare confuso.

«Non è mia abitudine aprire la porta al primo che capita».

«Brava, fai bene, non aprire a nessuno».

 

Noi siamo lettrici “imparate”, però, e a noi raramente la si fa. Nonostante la strada per il lieto fine sia lastricata di buone e giuste intenzioni, sappiamo che il cielo dei nostri protagonisti potrebbe annuvolarsi da un momento all’altro. Permettetemi di continuare con la trama, giusto per farvi sentire le prime gocce di pioggia.

James, tuttavia, ha un segreto e sa per certo che rivelarlo significherà perdere tutto ciò a cui tiene di più. Quando inevitabilmente tutta la verità salterà fuori James si vedrà costretto ad affrontare i suoi fantasmi e Michelle a lasciar andare il suo passato per uscire dal suo cono d’ombra e vivere finalmente la spensieratezza di un amore vivo e vero che l’accompagni di nuovo verso il sole.

Ecco allora che scatta IL momento. Quello in cui io, tu, lettrici, siamo chiamate all’immedesimazione, a occupare il nostro posto nella catena degli eventi, a prenderci il regalo racchiuso in ogni libro degno di questo nome: l’emozione. Quello in cui non puoi fare a meno di chiederti cos’avresti fatto al posto di Michelle e sentire sulla pelle il peso delle parole mancate. Che poi ci mancherebbe, se volete immedesimarvi in James, nel gatto o nella chitarra, fate pure, non sono qui a giudicare i vostri meccanismi psiconarrativi. Basta che vi prendiate quello che la scrittrice vuole donarci, un meraviglioso fagotto di emozioni, dove la voglia di ricucire, riavvicinare e rammendare, cambiando forma, vince su tutto.

A proposito di sartoria, mi sembra corretto concludere questa mia recensione, sincera e devota, con il finale della trama a cui mi sono permessa di rifare l’orlo.

Una storia di crescita, rinascita e sul coraggio di credere che quando il proprio destino è già stato scritto, per quanto si cerchi di sfuggirgli, troverà sempre il modo di compiersi.

«Trovo incredibile immaginare che le anime di due persone predestinate, si sfiorino senza saperlo, prima di incontrarsi davvero. Non la trovi una cosa straordinaria?».

 

Anna

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