
Intrighi, giochi di potere e complotti dinastici. Due famiglie unite da un segreto
Anno Domini 1127. Coste della Sicilia nord-occidentale.
Due famiglie di stirpe normanna, una cristiana e l’altra pagana, una legata alla Sicilia e l’altra alla contea francese di Évreux, stanno per intrecciare i loro destini. L’incontro avviene sotto il sole cocente del Mediterraneo, sulla spiaggia del castello di Sagitta. Da un lato, il barone Galgano e sua figlia Altruda, signori di quelle terre. Dall’altro, tre fratelli appena sbarcati da una nave dalla testa di drago: il giovane Folco, la mezzana Fresenda e un bambino ancora in fasce di nome Abelardo. Sullo sfondo di una realtà dominata da guerre, tradimenti e tensioni dinastiche, i nuovi arrivati dovranno adattarsi in fretta ai giochi di potere dei normanni di Sicilia per trovare un posto in quel regno d’insidiosa bellezza. Ma per il coraggioso Folco di Évreux, sposare Altruda non sarà sufficiente a garantire un futuro ai suoi congiunti. Il barone Galgano è, infatti, un uomo dai molti segreti. Il più spaventoso dei quali si trova nascosto nella torre più antica del suo castello.

Linguaggio arcaico, termini inconsueti… il dizionario ci corre in aiuto e, voilà, lo scritto nero su bianco prende vita davanti ai nostri occhi e si tramuta in immagini che litigano tra il reale e l’illusorio, tra appellativi storici e nomi inventati.
Siamo nella Sicilia del 1100: epoca di cavalieri, pirati, armigeri… luogo di tunnariae, galee, faretre.
Romanzo intrigante per i grandi, appassionante per i piccoli. La narrazione, infatti, si sposa perfettamente con il loro regno fatto di favole e di racconti.
D’effetto il finale suspense, lo stato di trepidazione del lettore si placa solo leggendo l’essenziale nota dell’autore: “la torre segreta delle aquile” costituisce, in effetti, solo il primo libro della “Saga della dinastia perduta” che, a questo punto, direi essere tutta da scoprire.


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