Recensione “La strada verso casa” di Marika Grosso

Leonardo vive la propria vita come vuole, almeno in apparenza. Non si preoccupa del giudizio altrui.
È un diciottenne spensierato come tanti altri.
O forse no?

Federico è incastrato in una famiglia che gli impone “un’etichetta”. Vorrebbe potersi esprimere, ma riesce a farlo solo fra le mura della sua camera e con Leonardo…

All’apparenza così diversi, Federico e Leonardo sono amici da sempre. Ma se fino alle medie la loro amicizia è rimasta solida, entrati alle superiori iniziano ad allontanarsi.
Sentimenti scomodi si insinuano nei loro cuori, rendendo a entrambi impossibile capire come continuare un’amicizia che sembra volersi evolvere in qualcosa di più profondo.

Un amore che nasce con gli anni e cresce con la lontananza.

 

Hi readers Sale e Pepe, 

Oggi vi parlo del libro “La strada verso casa” di Marika Grosso.

Non è la prima volta in generale che leggo qualcosa della Grosso, mi erano capitati dei racconti brevi, ma è il primo suo libro. 

Quello che ho letto, però, non è esattamente la storia che mi aspettavo. 

Da una parte ha sicuramente soddisfatto le mie aspettative, ovvero quelle di un libro non banale, e non “immediato”. Infatti, queste 294 pagine raccontano il dipanarsi della vita di Leonardo e Federico in un lungo un arco temporale. 

Leonardo e Federico si incontrano da bambini, all’asilo, e la loro amicizia inizia immediatamente, come un colpo di fulmine come se i due istintivamente si fossero già scelti. Però, se l’inizio è semplice, la strada per arrivare “alla fine” sarà lunga e tortuosa. 

Infatti, “La strada verso casa” è un libro che può essere riassunto con “persona giusta, posto giusto, ma momento sbagliato”. 

Leonardo e Federico non hanno proprio seguito le giuste tappe per arrivare al loro lieto fine, anzi.

L’autrice li ha definiti disagiati e credo che, se non lo fossero, avrebbero avuto appuntamenti carini, prime volte simpatiche e impacciate, invece la loro è  tutto fuorché una relazione tranquilla. 

Li vediamo a diciott’anni anni, giovani e incoscienti come solo i ragazzi di quell’età riescono a essere. Poi a venti, quando le consapevolezze aumentano e qualcosa si solidifica. Poi a venticinque maturi, ma fragili, plasmati da tante  difficoltà e problemi. 

In quel momento importava solo l’intimità che stavano riconquistando, nuova e vecchia, mutata ma così familiare, qualcosa che Federico non provava da troppi anni.”

Infine, a trenta, finalmente, felici.

 

“…lui e Federico avrebbero risolto tutto insieme, trovando un nuovo modo di considerarsi uniti.”

Come avrete capito, la storia in sé mi ha presa, quello che però, per mio gusto personale, ho apprezzato meno è proprio lo stile di scrittura. 

Nell’insieme, a volte, molto “telegrafico”, la terza persona non è la mia scelta preferita quando devo leggere, anche se sono sicura che per altri dia più profondità alla narrazione.

Ps. Avrei voglia di un giro sulla ruota panoramica!

Dani

 

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