Recensione “La scatola di latta” di Kim Fielding

 

 

 

Il passato di William Lyon gli ha impedito di essere se stesso. Combattuto e stanco di mantenere le apparenze, si separa dalla moglie e accetta un lavoro come custode di una struttura che è stata il più grande ospedale psichiatrico della California. Il vecchio manicomio, vuoto e abbandonato, gli sembra il luogo adatto in cui rifugiarsi per terminare la tesi di laurea in attesa che il divorzio diventi definitivo. Nella piccola città di Jelley’s Valley, William incontra Colby Anderson, che manda avanti la bottega del paese con annesso ufficio postale. Al contrario di William, Colby è adorabile, ottimista e vistoso, e non si preoccupa di nascondere il proprio orientamento sessuale. Anche se all’inizio il carattere aperto di Colby lo mette a disagio, con il tempo William impara ad apprezzare la loro amicizia e accetta persino la proposta di Colby di introdurlo al mondo del sesso gay.

L’idea che William si è fatto di sé inizia a cambiare quando scopre una scatola di latta nascosta da decenni nelle mura del manicomio. All’interno, sono custodite le lettere scritte in segreto da Bill, un paziente che era stato internato a causa della sua omosessualità. William si rispecchia in quelle pagine e comincia ad appassionarsi alla storia dell’uomo che le ha scritte e al suo destino. Con l’aiuto di Colby, spera che le parole scritte settant’anni prima gli diano il coraggio di essere finalmente se stesso.

Sono rimasta piacevolmente colpita da questo libro. Non solo è scritto molto bene, è scorrevole e attira il lettore a proseguire nella lettura. Ha anche una storia originale e interessantissima.

Il nostro protagonista, William, è un laureando fresco di separazione da una donna che, dalla descrizione, sembra piatta quanto lui. Vedremo crescere il personaggio, nel corso della storia, grazie a Colby, il ragazzo della bottega e unico gay della sua cittadina, e a Bill, uomo morto decenni prima.

Mi sono ritrovata ad aspettare che William leggesse le lettere di Bill, in cui questi racconta di un amore che ha perseguito fino alla fine, ma impossibilitato a gioirne perché rinchiuso in manicomio a causa della sua omosessualità, dai propri genitori. Interessante la connessione tra Bill e William, entrambi con genitori che non li accettano per ciò che sono, entrambi rifiutati e rinchiusi, chi in manicomio, chi in se stesso. Entrambi con esperienze traumatiche causate dal loro essere gay, semplicemente loro stessi.

Questo libro mi ha affascinata, rattristata, commossa ma anche divertita. Penso sia una lettura profonda, nascosta in una più leggera. Bisogna leggerla tra le righe per capirne il senso, ma anche lasciarsi andare alla leggerezza della storia principale.

Questo romanzo mi è rimasto dentro.

Lo consiglio a chi vuole leggere qualcosa di diverso, ma che parli pur sempre di amore, redenzione e crescita.

firma Claudia

ELEONORA

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