Recensione “La questione dell’erede” di Rebecca Quasi

 

I duchi di Ravensmoore si sono sposati in circostanze particolari, e i loro accordi prematrimoniali non prevedevano nessun tipo di convivenza, né di intimità. D’altra parte il duca aveva già un ottimo erede in John, figlio di suo cugino.
Dal giorno delle nozze sono passati nove anni in cui le Loro Grazie non hanno trascorso una sola notte sotto lo stesso tetto.
Quando però spunta dal nulla un parente più prossimo, dalla pessima reputazione, il duca e la duchessa si vedono costretti a modificare gli accordi presi, al fine di produrre un erede.

 

Ogni nuova uscita di Rebecca Quasi va festeggiata al pari di un lieto evento, ed è proprio di eredi che si parla in questo suo ultimo lavoro.

 

La storia è ambientata nel periodo Regency dove i matrimoni combinati erano all’ordine del giorno, e quelli  d’amore, in particolare nel mondo della nobiltà, erano considerati con sospetto e ribrezzo, ma quello che metteranno in scena i protagonisti sarà tutt’altro che normale per i tempi.

Eleanor e Balthazar si incontrano ad una delle tante feste della Stagione londinese, mentre lei è già fidanzata e a un passo dall’altare, lui sta cercando una moglie con  una buona dote per mettere in sesto le finanze disastrate; fra loro la scintilla dell’intesa scatta subito, l’inattesa confidenza fluisce spontanea, decisamente  straordinaria per due perfetti estranei.

Senza voler spoilerare il “fattaccio” che scombinerà i piani originari, Miss Eleanor Eldridge, di famiglia facoltosa ma senza lignaggio, andrà in sposa proprio a Sua Grazia Balthazar Hawthorne, il duca di Ravensmoore in rovina, un mero contratto do ut des.

Nessuna pretesa di intimità né obbligo di frequentazione per questo rapporto, infatti per ben nove anni non si vedranno nemmeno per sbaglio, senonché un pretendente al titolo di duca scavalcherà quello che Ravensmoore aveva dato per legittimo e, pur di non lasciare titolo e proprietà ad un farabutto, dovrà mettere in atto il piano B per eccellenza: mettere al mondo un erede.

Avendo già una moglie, e dai suoi ricordi anche ben gradita, Baltazhar si rimetterà in contatto con Eleanor per questa singolare réunion con la finalità di mettere in cantiere un futuro duca.

 

Di trama non ne voglio anticipare più, preferirei concentrarmi sui protagonisti che potrei definire una bella gabbia di matti; nessuno di loro seguirà i modi imposti dalla società e, con una ventata di modernità, punteranno al loro benessere a dispetto delle pretese del ton.

Il duca, di indole arguta ma placida, si dimostrerà combattivo nel dimostrare le sue buone intenzioni per il periodo di silenzio, rivendicando il suo amore per la bella consorte e rivelando un pragmatismo che lo aiuterà a tirarsi fuori dalle situazioni spinose che si affaccenderanno. Il suo senso di protezione verso la duchessa sarà commovente, al pari della (tardiva) dedizione.

Eleanor ben lontana dall’immaginario della damina tutta futilità, tè e pasticcini, dopo aver condotto una vita appartata per nove anni (con la sola compagnia dell’amica Miss Ashbury e del suo pupillo Nathaniel), verrà rimessa in gioco come moglie e duchessa, offrendole la possibilità di recuperare il tempo perduto, senza troppo imbarazzo o ritrosia.

Sul piccolo Nath vorrei fare una parentesi speciale, i bambini raccontati nei romanzi di Rebecca sono tutti svegli e dotati di un raziocinio particolarmente sviluppato per la loro età; questo ragazzino in particolare mi ha ricordato tanto il Diego de Il gigante con il violino: impossibile non amarlo!

 

Ci saranno i consueti appuntamenti mondani fra feste, teatro, l’Ascot gold cup e i placidi ritiri in campagna che siamo abituati a leggere in ogni regency che si rispetti, ma quello che contraddistingue questo fra tanti altri è il marchio di fabbrica ironico dell’autrice; della serie sarà anche un regency ma non aspettatevi che sia “normale”.

La modalità delle interazioni fra i personaggi sarà quasi anacronistica, si scherzerà sugli equivoci:

 

Eleanor: “Io immaginavo che voi aveste un amante. Senza apostrofo”

Baltazhar: “Non avevo nessun amante, in nessuna forma ortografica”

 

e si godrà di una storia d’amore così inattesa e travolgente poiché “a volte la vita capita. Ci sono eventi che sembrano scelte, ma in realtà sono destino”

 

La meravigliosa narrazione in terza persona, poi, completerà il pacchetto donandoci un romanzo godibilissimo, che si legge ad una velocità strabiliante grazie anche ai capitoli brevi che snelliscono il tutto.

 

Anna

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