Recensione “La leggerezza dell’anima” di Francesco Cacciola

 

 

 

 

“L’amore è come le nuvole: assume varie forme, per poi sparire in uno spazio sconfinato chiamato cielo, pronto ad accoglierlo altrove o a non vederlo rinascere più. Un amore non dimentica, persiste nei silenzi del tempo che lo divorano. Esso vive perché vive in te’.’ Un amore nato tra gli ombrelloni sarà solo l’inizio di una sconvolgente rivisitazione. La solitudine sarà la compagna di viaggio che condurrà i protagonisti a ritrovarsi dopo un lungo addio. In questi concetti si svilupperà una storia del tutto immaginaria che ha voluto evidenziare il senso delle cose non dette, di quelle emozioni di cui non si viene a conoscenza, spaccati di vita vissuta individualmente, che diventa un riparo. Il mio primo romanzo voleva essere una scalata emotiva al concetto di solitudine, come punto di partenza. Amore e legami, che possono continuare anche se interrotti idealizzando un sentimento che prosegue autonomamente nelle parole, nei pensieri, nella vita di ogni giorno. In una riflessione non espressa, spesso può celarsi un amore mai finito.” (L’autore)

Pensieri e lunghi monologhi del protagonista sono il vero romanzo.

“Viviamo in un mondo che non si ferma, che non si riesce a domare, un mondo feroce sempre più povero di batticuore, sempre meno ricercatore del tempo da godere… Vorrei essere leggero, lontano, come aria che si perde nascondendosi al cielo e lì divenire essenza, aria nell’aria.”

Frasi tratte da questo breve racconto che ti riempiono e svuotano l’anima al tempo stesso, ti senti leggero come l’aria, libero di pensare, di sfogare quei pensieri su carta, eppure ti senti pesante come un sasso, incapace di stare a galla nei sentimenti, quell’amore vissuto nel passato, idealizzato, forse portato al sublime, ma così contrastato, finito, trascorso, dimenticato.

Vent’anni di congetture, di solitudine, di pensieri incoerenti, di spiegazioni lontane dalla verità, il senso di solitudine che pervade, che riempie l’intera esistenza, l’oppressione, il non riuscire ad andare oltre.

Un romanzo che mette a nudo l’anima, nella sua complessità, in quel disordine di sentimenti e di pensieri che volteggiano senza una giusta meta.

E’ uno di quei libri dove i pensieri diventano anche tuoi, dove cerchi un senso a quei concetti, i tuoi perchè sono le tue risposte, un libro idealizzato, libero come l’aria, dove assisti alla battaglia tra realtà e immaginazione.

Una raccolta ordinata di pensieri confusi, l’immaginazione e l’ideazione di un amore impossibile, la sua fine e l’inizio della solitudine. La consapevolezza di quella solitudine che opprime un’anima non più così leggera da poter volare.

“Così il millimetro divenne di fatto la consistenza del mio dolore… Quanto pesa un millimetro di qualsiasi cosa possa esistere?”.

E rimani lì a pensare a quell’unità di misura immaginaria…

“Mi sento come se fossi un piccolo punto scuro in una cornice d’altro colore, che mi contiene che mi trattiene mentre con irruenza cerco di svincolarmi. Non sono invisibile, sono la sostanziale differenza che leggera si sposta in questo manto unico…”

Unico, indelebile, astratto, eterno… come solo un amore perduto può essere, un libro da leggere, che lascia libero di esprimere il cuore attraverso pensieri scoordinati ma liberi nel loro essere.

 

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