Recensione “La collezionista di storie perdute” di Ann Hood

 

 

 

 

 

Dopo venticinque anni, il matrimonio di Ava è naufragato e lei si ritrova improvvisamente sola, con i figli lontani, presi dalle loro vite. Per tenersi impegnata, entra a far parte di un book club, sperando che la passione per la lettura possa aiutarla a stringere nuove amicizie. Quell’anno il gruppo di lettura chiede a ogni membro di presentare agli altri il libro che si è rivelato più importante nel corso di tutta la vita. Ava si mette alla ricerca di un libro a cui da bambina era molto affezionata e di cui ricorda nitidamente alcuni passaggi. È stato il libro che l’ha aiutata a superare il trauma della morte della madre e della sorellina. Intanto Maggie, la figlia di Ava, è a Parigi, impegnata in una relazione che la consuma con un uomo molto più grande di lei. Risalire al misterioso autore e ritrovare il libro sarà un’avventura che rivelerà segreti nascosti nel passato e aiuterà tanto Ava quanto Maggie a ripartire da un nuovo inizio.

Mi sono imbattuta in questa storia quasi per caso, mi piacciono le collezioni, mi piacciono le storie perdute, nascoste, dimenticate, e quale migliore combinazione era questo titolo?

L’ho iniziato un giorno qualunque durante uno dei miei soliti viaggi, su un treno. Sarà che l’atmosfera attorno a me non era familiare come la mia casa, sarà che il panorama non era la solita vista dalla mia finestra, ma subito mi sono sentita la protagonista di quelle storie.

Percepire la malinconia dei ricordi, di una storia non dimenticata, il senso di colpa che pervade un’intera vita.

Ragazzi ho fatto fatica a voler rimanere in un terreno neutrale e non farmi coinvolgere, infatti pagina dopo pagina sono stata trasportata via dalla corrente di parole, quei pensieri improvvisi descritti con minuziosa cura. Anche i titoli dei capitoli, sapientemente scelti, ti colmano dubbi ponendoti altre domande, ti danno risposte creandoti altre incertezze.

L’alternanza dei punti di vista dei protagonisti ha aiutato a capire al meglio il romanzo, Ava, Maggie, e altri Pov inaspettati che arricchiscono la storia. Figura enigmatica ma fondamentale, a cui viene dato lo giusto spessore, l’ispettore Hank.

Ava è una persona timida, riservata, abbastanza monotona, si chiude in se stessa, non condivide il dolore per la morte della sorellina, della madre, la crisi e in seguito la separazione del marito. “Ava accennò una risata, ma emise più che altro un grugnito. Aveva addirittura dimenticato come ridere?” questo ci fa capire cosa intendevo. Impara all’età di cinquant’anni a camminare da sola con le proprie gambe, a condividere i suoi spazi e i suoi pensieri. Scopre la sua luce, il suo credo, la sua vera storia, la storia della madre.

E Maggie? una ragazza che deve toccare il fondo per poter risalire, deve ritornare nel “passato” per poter affrontare il suo presente e andare avanti nel suo futuro. Farà delle scelte abbastanza criticabili, ma fondamentali per far maturare il personaggio.

Da contorno, e non per questo inferiori, i libri trattati e ben descritti nel gruppo di lettura, dodici libri, dodici classici. Un viaggio attraverso i loro pensieri, dodici libri che racchiudono una storia, una vita, qualcosa di importante, si spazia da Orgoglio e pregiudizio a From Clare to Here, da Il grande Gatsby a Cent’anni di solitudine. Ogni libro una nuova scoperta, frasi ad effetto da contorno.

Grande romanzo, grandi frasi, forti emozioni e un finale inatteso che ti lascia a bocca aperta.

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