
Quando Madeleine, detta Maddy, varca le soglie dello storico studentato di Oxford, pensa di percorrere una strada già scritta: gli studi in economia, un lavoro di prestigio, nessuna sorpresa.
Ma scoprirà ben presto che una misurata dose di leggerezza, unita a un’innata capacità di osservazione, può cambiare tutto. Sarà lei a scrivere le pagine della sua vita, e non solo della sua.
Il lavoro di giornalista finanziaria non fa per lei, carpire stati d’animo e inanellare intrecci e dialoghi surreali sì. È così che si lancerà nella scommessa editoriale che la incoronerà regina della commedia romantica con il nome di Sophie Kinsella.
Scriverà delle sue amiche, di Vicky, fissata con lo shopping, di Harriet, in comunicazione con un misterioso spirito guida, e di molti altri che finiranno dritti nei suoi romanzi.
Sophie Kinsella ci ha fatto sorridere dei nostri difetti, ci ha regalato storie leggere ma mai vuote: ognuna di noi le deve qualcosa. Lo sa bene Viola che, affacciatasi per caso in una bizzarra libreria di Londra, si imbatterà in Oliver, misterioso libraio grazie al quale imparerà a leggere tra le righe e conoscerà quella scrittrice così amata.
«Come lo farebbe Sophie?», si troverà a chiedersi. Con amore, per sé stesse, prima di ogni altra cosa. Questa è la risposta.

Ci sono scrittrici che non sono solo nomi su una copertina, ma delle vere e proprie compagne di vita.
Sophie Kinsella è stata questo per molti di noi, e averla ritrovata in questo romanzo di Emily Pigozzi è stato come ricevere un ultimo, inaspettato abbraccio.
Due storie che si intrecciano, due piani temporali per le protagoniste di questo romanzo. Una è Madeleine, nota come Sophie Kinsella, diventeremo sue compagne di università e di vita a Oxford prima, a Londra poi, aggiungendo dettagli, reali o creati dall’autrice, al ricordo di questa scrittrice che ci ha lasciati troppo presto.
Ai nostri giorni ci scontreremo subito con la corazza emotiva di Viola, una milanese a Londra per un dottorato in economia. Viola è convinta che i numeri siano l’unica certezza che non tradisce, finché la notizia della scomparsa di Sophie non scuote le fondamenta di quel mondo inquadrato per contenere un lutto che torna a stringerle il petto, ogni volta che qualcosa le ricorda la madre.
“Troppo amore. Si può averne troppo? Tutto quell’amore non mi aveva dato le armi per affrontare il dolore.”
E sarà la notizia della dipartita di Sophie a dare inizio agli eventi, la lettura dei suoi libri, tanto cari alla madre, diventerà un’esperienza nuova per lei che studia tanto ma non legge: “la ragazza che non ama i romanzi”.
L’incontro con Oliver, il protagonista, avverrà in una libreria, uno scambio secco di opinioni sui romance, denigrati da lei e difesi a spada tratta dal giovane affascinante dai tratti orientali.
“Scrivilo, se ne sei capace. È la frase che mi piacerebbe dire sempre a chi denigra i romanzi rosa”.
Due studentesse in economia in due epoche diverse: Viola fugge da una casa diventata troppo vuota, non sopporta più nulla “non il mondo senza di lei”; tiene a distanza il padre come scudo contro il dolore. Un uomo che non solo sente di aver perso l’amore della sua vita, ma anche una figlia alla quale deve imporsi per vederla, almeno, attraverso uno schermo.
Per chi, come me, i libri rappresentano un’ancora di salvezza e una fuga necessaria dalla realtà, vedere Viola scoprire questa magia in età adulta è stato un colpo al cuore. La sua logica razionale vacilla davanti a eroine che non sono irraggiungibili, ma semplicemente umane, buffe e sincere, così vicine che “ridono con noi e non di noi.”
Viola si concederà di aprire il cuore, e non solo, ai romance… L’incontro con Oliver darà un senso a quello che le mancava “qualcosa che mi facesse arrabbiare, ma anche…sentire viva. Sto vibrando.”
Capirà che mettere una distanza fisica dal dolore non serve: i ricordi strisciano nella valigia mentale e ti seguono ovunque, pronti a riaffiorare con un odore, una canzone o un libro. Viola troverà nelle parole di Sophie il coraggio di affrontare quella parte emotiva di sé che ha tenuto sigillata per un anno, la scrittrice diventerà la sua amica silenziosa: se la immaginerà accanto, si chiederà cosa avrebbe detto o fatto…
“Leggo e sorrido. ho portato il mio cuore altrove e ho smesso di preoccuparmi per tutto quello che non funziona nella mia vita. Cavoli, Sophie. Niente male”
È stato emozionante seguire la vita di una Sophie ancora acerba nelle sue incertezze giovanili, l’incontro con lo studente-pianista che sarebbe diventato suo marito, la sua vita adulta e l’evoluzione che l’ha portata a essere un’autrice di best seller.
Le amiche di gioventù che l’autrice le ha affiancato, sono state un omaggio per farci capire quanto la sua scrittura venisse ispirata dalla vita di tutti i giorni.
L’autrice ha voluto separare le due storie anche con lo stile narrativo: la prima persona ci immerge nel caos emotivo di Viola, mentre la terza persona ci regala un ritratto nostalgico di Sophie. Una scelta che ha reso il tributo di Emily Pigozzi ancora più prezioso.
Inutile dire che questo romanzo mi ha fatto piangere ripensando alla storia di Sophie, ma anche riempito di dolcezza e conforto perché, nonostante tutto, lei ha avuto una vita piena d’amore e soddisfazioni e, nel senso ampio della vita, questo è il premio più grande che potesse ricevere.
Dire quale delle due storie mi sia piaciuta di più è impossibile, sono entrambe vibranti, dolci, che ci fanno capire quanto “ogni ragazza meriti una favola” nella sua vita, e l’importanza troppo spesso sminuita dei romance, perché “la leggerezza è una cosa seria”.
Grazie Emily per averci dato ancora qualcosa su cui sognare, nello stile di Sophie, perché certe storie non finiscono finché qualcuno ha bisogno di leggerle.



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