Recensione “King. Hai rubato il mio cuore (King Series Vol. 3)” di T.M. Frazier

 

 

 

Rovinata. Spezzata. Perduta. Thia ha perso tutto. Non le resta che rivolgersi al biker che ha incontrato tanti anni prima per riscuotere il favore che lui le deve. Il migliore amico di Bear è morto. Suo padre vuole distruggerlo. Ha cose più importanti a cui badare, e non pensava avrebbe mai rivisto la ragazzina dai capelli rosa di quella volta alla stazione di servizio. Finché il suo corpo malmenato non si accascia alla sua porta. Mantenere la promessa fatta a Thia significa rischiare tutto, compresa la sua vita… e quel che resta del suo cuore. Thia è tutta lividi e dolore. Bear è un duro senza legge. Tra di loro non può funzionare. È una bugia a cui stanno per fare l’errore di credere.

Se nei primi libri il king era il vero protagonista, qui avremo Bear e il suo lato “tossico” che entra in circolo.

“Sono nato bastardo. Un soldato, nell’ecercito fuoriligge del Beach Bastards Motorcycle Club. Il giorno che in cui mi sono tolto il gilet e sono uscito dalla porta del club, ho girato la clessidra e ho messo la data di scadenza sulla mia vita.”

Vorrei morire seduta stante (modo di dire, ovviamente), lui pieno di tatuaggi, motociclista, il dannato che ritorna sulla retta via grazie o per colpa di Chi?

Un anello, una promessa di aiuto, dieci anni di distanza e quella fiducia mal riposta ancora in circolo.

Aldilà della morte c’è l’eternità, e Bear la scopre con Thia.

“Ti voglio. Ti voglio ancora, più di ogni altra cosa abbia desiderato, cazzo… Non dubitare mai che tu mi sia sempre appartenuta… Sei diversa e nel mio mondo è uan cosa fottutamente buona.”

Ho ancora l’adrenalina in circolo, quell’amore così timido a farsi avanti.

L’incapacità di amare, di riconoscere quei battiti scostanti del cuore.

La cessione del cuore.

“Amore. Era l’unico tipo di tortura che non conoscevo. Stavo imparando rapidamente che era la tortura più dolorosa di tutte.”

Mi sono nuovamente innamorata e sarà anche il fatto del motociclista di turno, dei bei tatuaggi, del fascino del bello e dannato e della mia sindrome di crocerossina, io amo Bear.

Il suo passato devastante, le ferite ancora aperte, e tutto il suo mondo in netto contrasto con quello di Thia.

La vergine e lo scapestrato.

Un romanzo che del cliché ne porta le lodi, ma che rende unico il suo percorso.

I protagonisti si lasciano amare in maniera semplice, ti entrano sottopelle e da lì come macchie di inchiostro non vanno più via.

La scrittura? Precisa, dinamica e passionale. Capitoli brevi e chiari, l’autrice non gira intorno agli argomenti ma come un mitra fa strage di tutto.

“Non dimenticare la promessa, Ti. Non perdere la fiducia in me.”

Attendo con ansia il capitolo finale di questa storia che mi ha tenuto con il fiato sospeso.

Bear e Tì s’incontreranno nuovamente?

ELEONORA

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