Recensione “KANE: il suo peccato è il controllo – The Sin code series vol.3” di Pamela Boiocchi

 

Kane Blackwell non chiede il permesso.

È freddo. Arrogante. Pericolosamente intelligente.
Per lui, le emozioni sono interferenze e le persone variabili da gestire.
Ed è così fottutamente sexy che odiarlo dovrebbe essere molto più facile.

Mi ha rinchiusa nel suo attico. Ha messo uomini armati fuori dalla porta, trasformato ogni mio confine in una clausola contrattuale e stabilito che la mia libertà fosse un rischio che non intendeva correre.

Sono una psicologa.
Conosco la differenza tra protezione e possesso.
Il problema è che il mio corpo non sembra interessato alla mia competenza professionale.

Mi piace il modo in cui mi guarda quando gli disobbedisco.
Mi piace ancora di più quello che fa per ricordarmi chi comanda.

Perché quando siamo soli non vedo soltanto il mio carceriere.
Vedo l’uomo al quale desidero obbedire.

Kane può controllare tutto.
La sua azienda. Le sue reazioni. Ogni centimetro dell’attico nel quale mi tiene prigioniera.

E forse ciò che dovrebbe spaventarmi non è che voglia decidere anche per me.
È quanto mi eccita lasciargli prendere il controllo.

Ora la mia sopravvivenza dipende dall’uomo dal quale dovrei scappare.
Ma se la sua prigione fosse anche l’unico posto nel quale desidero restare?

 

 

Ho commesso due errori nel leggere questo romanzo: il primo è stato non iniziare la serie dall’inizio, il secondo l’aver dato troppo credito ai trigger warning.

Pamela è voluta andare coi piedi di piombo e ha fatto quello che un’autrice dovrebbe sempre fare: mettere in guardia da certe dinamiche che potrebbero risultare disturbanti per alcuni. Sinceramente, però, sono rimasta più sconvolta da altri dark romance che di trigger warning non ne avevano manco mezzo.

Certo, il protagonista è uno di quelli che possiamo definire morally grey e dominanti, ma finalmente ne ho trovato uno che non si è trasformato in un cucciolone scodinzolante non appena ha trovato la donna della sua vita! Kane Blackwell è il classico CEO che popola l’immaginario femminile: inflessibile, imperturbabile e sempre sul pezzo, “un uomo capace di annientare chiunque. Me compresa”. Che poi si sia fatto impiantare un dispositivo che annulla le “interferenze” emotive è il dettaglio attorno a cui gira tutta la storia. D’altronde, come dice lui stesso: “Il controllo non è nato per eleganza teorica. È nato perché l’alternativa non ha funzionato”.

La protagonista, Giada, è una psicologa ingaggiata dalla multinazionale di tecnologia neuroadattiva di Kane per scovare eventuali falle emotive tra i dipendenti. Dopo il suicidio di un collega insospettabile, Kane, che fa utilizzare questi dispositivi al personale per ottimizzarne il rendimento, vuole infatti evitare altre criticità. Ma la criticità n. 1 sarà rappresentata proprio dalla bella dottoressa (amica di Elena, la protagonista di Digital Sin). Giada percepisce subito la sua presenza, “è qualcosa di viscerale: il modo in cui occupa lo spazio, come se l’aria intorno a lui si riorganizzasse secondo le sue regole”, ma con il suo disordine andrà a interrompere la linearità di Kane. E lui se ne accorgerà presto: “Ma con lei non funziona. Con lei, tutto quello che dovrebbe essere silenziato diventa rumore”. Con le sue reazioni e la sua determinazione (“Non sono un’equazione, non sono un algoritmo da correggere!”), Giada metterà in crisi e bypasserà continuamente il suo neural bridge.

Contrariamente alle critiche previe all’uscita, che lo tacciavano di essere un romanzo p0rn0 e scritto con l’IA, io non ho riscontrato né l’uno né l’altra. Il libro presenta una complessità a livello di concetti tecnologici che devono seguire un filo logico su cui un’IA tenderebbe a incagliarsi; per quanto riguarda la componente spicy, l’ho trovata equilibrata e mai “sporca”.

Ho scoperto invece un romanzo interessante, con molta azione, attentati e crisi da affrontare che danno un ritmo dinamico alla storia. Se volete leggerlo, però, non fate come me: iniziate da Digital Sin per capire la storia fin dall’inizio!

 

Anna

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