Recensione in anteprima “Un eremita da accogliere” di Nora Phoenix

Sono un uomo la cui missione è quella di stare il più lontano possibile da tutti gli altri. Sono un veterano segnato dalle mie esperienze, e questo è l’unico modo a cui sono riuscito a pensare per proteggere le persone che amo – in particolar modo Boden, il mio figlio adolescente che non vedo da anni. Per questo ho cercato un posto tranquillo in cima a una montagna, in modo che nessuno possa darmi fastidio. E accade, perlomeno finché non si presenta Arek, il medico della zona nonché padre single di due gemelli adolescenti. Lo aiuto durante un’emergenza, ma succede qualcosa. C’è una scintilla, un legame tra noi, che non avevo mai sperimentato prima. Diventiamo amici e, lentamente ma inesorabilmente, inizio a scendere dalla montagna per lui. Sebbene non sia mai stato attratto da un uomo, Arek mi piace molto, e la nostra amicizia piano piano diventa qualcosa di più. Il passato, tuttavia, non resta mai nel passato, e se voglio un futuro con Arek mi toccherà fare i conti con gli errori che ho commesso. Posso riparare ciò che ho rotto o è troppo tardi per trovare una guarigione?

Hi readers Sale e Pepe,
Oggi vi parlo del libro “Un eremita da accogliere” di Nora Phoenix

Un eremita da accogliere è un romanzo dolcissimo e super slow burn, ambientato nella piccola cittadina di Forestville, che ormai, dopo tanti libri, abbiamo imparato ad amare. Siamo al settimo volume della serie I silver fox di Forestville, ma tranquilli, si possono leggere benissimo anche come standalone, quindi non serve aver recuperato per forza tutti i libri precedenti per godere di questa meravigliosa storia.

devo dire che questa lettura è arrivata proprio nel momento giusto. Dopo una serie di letture che non mi avevano entusiasmata per niente (sto usando un eufemismo )avevo bisogno di una storia che riuscisse finalmente a farmi provare qualcosa. Mac e Arek ci sono sicuramente riusciti.

Mi sono piaciuti tantissimo questi due papà single maturi, entrambi con i loro problemi, le loro responsabilità e soprattutto con un bel po’ di bagagli emotivi da portarsi dietro. Sono personaggi che mi sono arrivati davvero, e forse anche perché, in modi diversi, mi sono rivista in entrambi.

Mi sono sentita particolarmente vicina ad Arek e al suo modo di dare continuamente tutto se stesso agli altri, fino ad arrivare praticamente a esaurirsi. Quel bisogno di esserci sempre per tutti, anche quando magari sarebbe lui ad aver bisogno di qualcuno, mi ha colpita parecchio. Ma mi sono ritrovata anche in Mac e nel suo modo di isolarsi, di tenere tutti a distanza perché convinto che sia il modo migliore per non ferire le persone che ama. questi aspetti dei loro caratteri, sinceramente, mi hanno colpita profondamente.

Il trope da amici ad amanti è sicuramente uno dei punti forti del libro. È un super slow burn e la cosa bella è che la lentezza non sembra così lenta perché tutto va al giusto ritmo e senza forzature. perché prima di arrivare all’amore c’è tutto il percorso dell’amicizia, della fiducia e dello stare bene insieme. Mac, piano piano, inizia a scendere dalla sua montagna, letteralmente e non solo, e vedere questo cambiamento graduale è stato davvero bello e Arek capisce quello che vale davvero e che non deve per forza essere utile per essere amato.

Ho apprezzato molto anche il risveglio bisessuale di Mac, soprattutto per come è stato gestito, con maturità, dolcezza e senza drammi inutili. Considerato tutto quello che sta già succedendo nella sua vita, sinceramente non sentivo il bisogno di ulteriori tormenti, aveva cose decisamente più importanti da gestire. Ho trovato molto più giusto accompagnarlo semplicemente nella scoperta di questa parte di sé, senza trasformarla in un enorme conflitto.

E poi parliamo del secondo trope di questo libro, L’hurt/comfort, perché, come sapete, io amo questo trope quando è ben gestito. E qui è praticamente perfetto per la coppia e per tutto il contesto. Quando ci sono di mezzo PTSD, ex militari e traumi del passato, so già che per me sarà una lettura ad alto impatto emotivo, e infatti è stato proprio così. La parte legata alla guarigione di Mac mi è piaciuta molto perché non è una cosa immediata né semplice e, soprattutto, non viene fatta passare come qualcosa che l’amore può magicamente risolvere.

Mi è piaciuto vedere due persone che imparano pian piano a lasciarsi aiutare, a fidarsi e a capire che non devono per forza affrontare tutto da sole. Arek non “salva” Mac e Mac non “salva” Arek,semplicemente si incontrano nel momento giusto e iniziano a essere un punto fermo l’uno per l’altro.

Insomma, questa volta Forestville mi ha proprio regalato una bella lettura.

Un eremita da accogliere è una storia di amicizia, famiglia, seconde possibilità e guarigione, con due protagonisti maturi e imperfetti che hanno entrambi qualcosa da imparare. È una storia lenta e molto dolce, sì, ma sono una lentezza e una dolcezza che ho apprezzato perché permettevano alla loro relazione di crescere in modo naturale.

E soprattutto, dopo tante letture che mi avevano lasciata abbastanza indifferente o peggio, finalmente è arrivato un libro che mi ha fatto sentire qualcosa. E per me, già solo per questo, vale tantissimo.

Dani

 

Loading

La nostra votazione

Pubblicato

in

da

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *