Trigger Warning: Soft dark vibes – Toxic love scene

Sull’isola di Òige, nessuno cresce davvero. Ma qualcuno impara a sopravvivere.
Fairy Bell non ha bisogno di essere salvata. Lo fa da sola, ogni notte, tra le lenzuola stropicciate del Jolly Roger, nei respiri rotti di James Hook, nell’oblio che le regala quando le urla nella sua testa diventano troppo forti.
A Òige Isle, isola sperduta a nord della Scozia, Fairy è cresciuta tra l’abbandono e il silenzio, muta da bambina, ferita da adulta. La sua unica àncora era Peter London, il suo migliore amico, il ragazzo che un tempo le scriveva pensieri felici su foglietti stropicciati da infilare sotto il cuscino.
Ma Peter se n’è andato. Peter ha lasciato l’isola. Peter l’ha lasciata sola.
Al suo ritorno, Fairy non è più la stessa. È vero, ora parla. Ma ogni parola che gli rivolge è puro veleno, misto a sporco risentimento.
Peter è sotto copertura, deciso a smascherare il traffico illegale che si nasconde dietro il porto mercantile dell’isola. Ma non è pronto a trovarsi di fronte la ragazza a cui è sempre stato legato, irrimediabilmente spezzata, troppo vicina a quel farabutto di Hook e intrappolata nel senso di colpa per un incidente che ha cambiato le loro vite.
Fairy non può permettersi di amarlo ancora. Non quando ogni volta che lo guarda, sente la voce di Wendy urlare nella sua testa.
Tra indagini clandestine, ricordi d’infanzia e verità mai dette, Peter e Fairy si rincorrono nel buio, cercando di salvare ciò che resta. Di loro. Dell’isola. Della promessa fatta da bambini: “Conserverò il tuo pensiero felice, anche quando non riuscirai più a ricordarlo.”
Ma a volte, per tornare a volare, bisogna prima affrontare la caduta.
In questa rivisitazione moderna e contemporanea, dalle tinte dark-angst di Peter e Campanellino, affidato alla penna struggente e viscerale di K.J. Aline, vediamo i pensieri felici in un altro modo, andiamo alla ricerca di quella seconda stella a destra, sperando che non sia troppo tardi e cerchiamo di volare anche quando il mondo ci crolla addosso.
Cercate anche voi il vostro pensiero felice, ne avrete bisogno per affrontare questa storia…

Ormai, quando vedo il nome della Aline a firma di un romanzo, neanche leggo più la trama. Lo scelgo e basta.
Mi piace come scrive l’autrice e resto sempre affascinata da cosa riesce a inventarsi. Questa volta parliamo di un retelling di “Peter Pan”. Nonostante non sia tra le mie storie preferite, perché ho sempre fatto difficoltà a capire perché non si voglia crescere, ho cercato di leggere questo romanzo come se fosse distaccato dalla più famosa storia. Non è che ci sia riuscita benissimo, ma forse è stato un bene.
Conosciamo Fairy come una bambina senza voce, ma che riesce a farsi capire benissimo da un Peter iperprotettivo nei suoi confronti. I due si vogliono bene come fossero fratelli, ma non lo sono affatto. E, mentre crescono, Fay cambia il modo in cui vede Peter… se ne infatua. Per Peter sarà più complicato di così. L’importante è riuscire a proteggere la sua piccola Fay.
Dopo un evento che non ci viene spiegato se non molto in là nel testo, la protagonista recupera la parola e cambia. Non sarà più la piccola Fay, la dolce bambina bionda senza voce, ma si trasformerà nell’ombra di se stessa: una donna forte, combattiva, che usa il sesso con un perfido Hook per far spegnere le urla che sente nella testa. Fay è diventata le sue paure, le sue ferite, il suo dolore.
Hook è un personaggio affascinante, crudele come solo lui può essere. Sembra nascondere qualcosa e, sicuramente, non è qualcosa di buono. Questo è un personaggio violento, che sfoga la sua frustrazione su Fay, che si comporta come se fosse normale. Lei pensa di poterlo gestire, ma non è così. Soprattutto quando Peter farà ritorno.
Peter è uno di quei personaggi che non ho mai apprezzato molto e anche qui ho avuto conferma di chi è. Non fosse per qualcuno che gli apre gli occhi e gli fa capire come si comporta, avrebbe continuato in eterno a pensare di fare del bene, pensando che tutto giri intorno a lui. Non si ferma a chiedersi cosa vogliono gli altri, perché è convinto che sia lui a dover gestire tutto. Ma Fay non è un oggetto, è una persona, una a cui lui ha strappato il cuore.
Questa non è la solita storia, non è un retelling che ricalca “Peter Pan”. Questa è la storia di Fay, di Campanellino, di come il suo cuore è stato più volte schiacciato e dal modo in cui ha reagito alle azioni altrui.
Mi è piaciuta la crescita della protagonista, nonostante la sua sofferenza sembri non scemare mai. Quando la Aline decide di andarci giù pesante, ci va come se ci fosse un edificio intero attaccato al nostro piede e ci facesse affondare al centro dell’oceano. Ma sappiamo anche che arriverà qualcuno a tagliare quella corda e a farci tornare in superficie, con i polmoni pieni di acqua, ma pronti a riprendere aria.
Affascinante e interessante il modo dell’autrice di raccontare questa storia. Sicuramente non leggero, ma decisamente intenso.


![]()


Lascia un commento