

Hi readers Sale e Pepe,
Oggi vi parlo del libro “Resta anche quando fa paura” di Maurice Fay.
Questo libro è uno di quelli che ti prende piano piano, senza fretta, e poi zac, ti ritrovi emotivamente investita.
Dante Fairchild è il classico personaggio che ami senza neanche accorgertene, non è un eroe tragico da soap, non è nemmeno un povero disgraziato che sembra non aver mai capito come funziona la vita o che sembra lo zimbello del paese per quello che combina. È semplicemente uno che la vita ha preso a schiaffi più volte e nel momento sbagliato. Ed è proprio per questo che funziona così bene. Ha quella dose perfetta di sfiga realistica che ti fa dire: “ok, potrei essere io, ma con più traumi” e quindi, in fondo, non puoi non rivederti in lui.
Leo Carver invece parla poco, ma quando agisce lo fa sul serio. Mani sporche di benzina, cuore più incasinato di quanto vorrebbe ammettere e di quanto anche lui stesso abbia capito. Una consapevolezza di sé che arriva con calma (molta calma se chiedete a Dante). Il suo gay awakening è trattato con delicatezza, senza troppi drammi forzati ma con tanti silenzi che dicono tutto, niente e più di quello che serve.
Il rapporto tra Dante e Leo è un slow burn come si deve, lento, ostinato, frustrante al punto giusto. Ma la cosa che mi piace è come si sono avvicinati prima come amici e poi come coppia. Ogni passo avanti sembra costare fatica, ogni avvicinamento è una conquista, ma ogni piccola prova che affrontano li unisce di più.
In questo libro c’è un bel mix Hurt/comfort? Presente. Seconde possibilità? Anche. Guarigione emotiva? Assolutamente sì, ma senza bacchetta magica, un passo alla volta.
Ho apprezzato anche la piccola città e i personaggi secondari, nessuno è lì per riempire spazio, ma anche chi passa solo per poche pagine lascia una traccia, una sfumatura in più, negativa o positiva, nelle vite di Leo e Dante. Cold Spring influisce sul loro rapporto, anche se il bigottismo da provincia è meno marcato di quanto mi aspettassi, di solito avrei voluto più conflitto esterno, ma qui funziona proprio perché il vero nodo è interno, emotivo.
In sintesi, se amate le storie che fanno un po’ male prima di farti stare meglio, questo libro fa per voi. Amare è facile. Restare no. E questa storia lo dimostra benissimo.




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