Libro autoconclusivo.
Onorevole Proposta è collegato a Corrispondenza Imperfetta attraverso personaggi ed eventi, tuttavia, non è un sequel. Si tratta di un’opera autonoma che può essere letta anche da sola.

Londra 1847
Jeremy d’Ambray è il simbolo del progresso di metà Ottocento, un borghese che ha fatto del suo sogno il successo di una vita.
Capo Ingegnere e fondatore di una delle aziende di locomotive più competitive del paese, nell’alta società Jeremy cammina come un Pari, tra rispetto e invidie. Il soprannome Icaro del Ferro ben si accosta al suo carattere solitario, freddo e ambizioso, che non prevede sbagli di alcun tipo.
Ma la vita, scoprirà, fa progetti tutti suoi.
Perdere Conrad, unico figlio ventenne, per l’ingegnere sarà come aver compiuto un errore di calcolo. Scoprirlo morto nel letto di un bordello, inoltre, renderà il trapasso ancor più inaccettabile. Lo scandalo getterà ombre sia sulla reputazione, che nel cuore di un uomo ritenutosi infallibile nel lavoro ma, forse, assente come padre.
Una sconosciuta, incontrata durante il funerale, sembra vivere tutto il dolore che Jeremy sta negando a se stesso.
Bianca Noyer non è nessuno, solo una delle tante anime di periferia che lavorano per mangiare. Una donna che non possiede niente eccetto i vestiti che indossa, dei modi sgarbati, e un nipote più testardo di lei da accudire.
Capire cosa legasse una popolana a un ragazzo facoltoso come Conrad, costerà a Jeremy la fine di una vita calcolata a tavolino. Scoprire la verità sugli errori del figlio, affrontarne le conseguenze e pianificare una soluzione che includa Miss Noyer, invece, sarà un dovere morale. Un’espiazione tardiva, forse insufficiente.
Un patto e due firme, per il progetto più pericoloso e disinteressato che l’Icaro del Ferro abbia mai messo in atto: affrontare un lutto accettando l’amore.
Un volo verso il sole con ali fatte di speranza e sogni, in una società vittima del suo stesso progresso che avanza bruciando ogni cosa: carbone, sterline, dignità, vite.

Un’incantevole riedizione di questo meraviglioso romanzo con l’aggiunta di nuovi personaggi e capitoli extra.
Ho bisogno di far decantare le emozioni prima di riuscire a scrivere questa recensione, sono come farfalle impazzite nella mia testa; ormai sappiamo cosa aspettarci da Laura: romanzi a prova di slogatura di polso (per la versione cartacea), ironia sottile ed elegante, batticuore e protagonisti che ci entrano così sottopelle da non riuscire a dirgli addio…
Tanto belli i suoi personaggi, stuzzicanti le situazioni che va creando ma, dietro alla storia di facciata, c’è sempre quel tarlo, quell’irrisolto, quel nodo emozionale che crea una base solida e potente sulla quale far scorrere la narrazione.
In questo romanzo il trauma insabbiato ci accoglie fin dalle prime pagine, un funerale, una perdita atroce quanto inaspettata (e in condizioni compromettenti), ma una situazione inattesa chiuderà nel cassetto la dovuta elaborazione del lutto, procrastinandolo.
“Diamo per scontato, mettiamo da parte, trascuriamo e poi piangiamo la perdita. Siamo meschini e ipocriti.”
L’autrice è abilissima a ideare romanzi con interazioni scoppiettanti, dove la ritrosia di alcuni personaggi si scontra con la sfacciataggine di altri.
Suvvia, come potrebbe essere altrimenti con uno stimato industriale della borghesia londinese e una ragazza del popolo?
Il comune denominatore? Conrad, il figlio (defunto) di lui che ha reso lo stato della ragazza (molto) interessante, tanto da voler trovare una soluzione sia per non far “rinsecchire l’albero genealogico” sia per fare in modo che l’ultimo erede della famiglia d’Ambray venga cresciuto in modo consono; i termini dell’accordo ve li lascio scoprire durante la lettura, ma vorrei soffermarmi ora sui personaggi.
Jeremy d’ Ambray è un ingegnere, l’“Icaro del Ferro”, uomo dedito al lavoro che si è fatto da sé:
“Un borghese titolato solo di genio e talento, addestrato a dare il triplo degli altri per pareggiare il vuoto di un cognome importante.”
Da vero stakanovista ha trascurato la famiglia interagendo a malapena con il figlio perduto; vedovo da anni, sicuramente non è un tipo avvezzo alle smancerie.
“dopo quella donna fredda e timorata di Dio, lui non aveva più sentito il dovere di risposarsi.”
L’unica donna rimasta nella sua vita è la madre:
“Lady Cecile, come tutti la omaggiavano in virtù dei suoi nobili ma spiantati natali, era andata in sposa giovanissima a Mr. Joseph d’Ambray, francese, ricchissimo commerciante di ferro.”
Un uomo che vive di formalità, che guarda con entusiasmo al futuro e che considera gli eventi della vita come uno dei suoi progetti, arrivando a chiedersi se anche il figlio “Conrad non era un valore nella sua vita, ma solo un compito assolto ?”
Bianca Noyer è una verace donna del popolo, scaltra, brillante, una lingua troppo tagliente per la posizione che dovrà ricoprire, eppure lo scambio di battute fra i due sarà la parte più deliziosa di tutto il romanzo. L’”ingegnere dei treni” (sono locomotive!!!) non è abituato ad avere a che fare con donne di quel tipo, ma la simpatia che nascerà fra loro sarà in grado di far sbocciare qualcosa di più profondo?
Ruolo da coprotagonista viene ricoperto da Maximilian, il nipote adolescente di Bianca, un vero duro dei Docks; la sua intelligenza e arguzia faranno scattare in Jeremy un’ inattesa affinità col ragazzo che diventerà il suo inaspettato alleato.
“Maximilian era quello: un mare di non, in un oceano di possibilità negate.”
Menzione speciale per Lord Rovington (vi ricorda qualcuno?) “l’unico amico che abbia mai avuto, e che non sapevo nemmeno d’avere”, un meraviglioso personaggio che entra prepotentemente fra i miei preferiti.
Un romanzo con una sublime narrazione in terza persona (Laura e Rebecca Quasi devono aver avuto la stessa balia da latte, non trovo altra spiegazione per la sensazione che mi scatenano entrambe), ambientato in un’Inghilterra in piena rivoluzione industriale, dove il progresso scalpita per essere liberato mentre le mentalità retrograde e conservatrici storcono il naso, vedendo la nuova classe sociale acquisire i privilegi riservati, fino a quel momento, alla nobiltà.
Una famiglia di persone “imparentate male” come le definisce l’autrice, ricche di quell’onore e rispetto che cercheranno di risolvere in modo positivo una situazione incresciosa:
“Sto cercando di imbrigliare la forma più simile a un bene per tutti noi.”
Una società ancora vincolata alle unioni per interesse, dove l’amore viene visto come una debolezza:
“Quello era aria, non contava. Loro non contavano. Le persone, i loro sogni e i sentimenti, nella nostra società, valgono meno di niente.”
Osservare i personaggi, entrare nei loro drammi, sentire nello stomaco il dolore, sfiorare quel desiderio represso e temere per le loro sorti, mi ha calato in uno stato così partecipe da far fatica a dire loro addio. Visto che in questo romanzo ci sono collegamenti con Corrispondenza Imperfetta, spero che Laura tenga aperta la porta a questi personaggi per farsi ispirare nuove storie, per portare avanti questo filone che sta dando tante soddisfazioni.
Ho avuto l’onore di leggere questo romanzo in veste di Beta e sono lieta del fatto che Laura non mi abbia mai delusa riuscendo a scrivere magistralmente qualunque genere…
Vorrei lasciarvi un’ultima riflessione, ormai siamo abituati nei romance ad avere il picco emotivo con scene violente o spicy, ma questa autrice, questa bravissima autrice, non ne ha avuto bisogno; volete sapere il momento che mi ha emozionato di più in questo romanzo? Non ci crederete, un casto bacio sulla fronte…
“Jeremy le fermò il respiro per una manciata di secondi. Vinse la partita con una semplicissima dimostrazione di affetto, legandola a sé più di quanto non lo fosse già.”


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