Recensione in anteprima “Mai dimenticarsi del cugino” di Giulia Barucco
Margot Peregrine Bertie cerca il marito peggiore d’Inghilterra; il duca libertino Moses Gordon-Lennox, una moglie di cui sbarazzarsi.
Le Signorie Vostre sono invitate al matrimonio del secolo, dove il lancio di insulti sostituisce il lancio del riso e i colpi di scena verrebbero dati volentieri con un bastone.
Nell’anno domini 1895, Margot Peregrine Bertie, una nobile nubile obnubilata dalle commedie di Oscar Wilde, decide di sfidare le sacre leggi dell’etichetta e ribellarsi alle convenzioni nel modo più elegante possibile: seguendole alla lettera.
Trovando quindi un marito molto nobile, molto potente e molto, molto libertino. Uno che si dimentichi di avere una moglie per sollazzarsi con le sue svariate amanti, mentre lei vive la sua storia d’amore con il figlio dello stalliere.
Caso vuole che l’estremamente libertino Moses Gordon-Lennox, sesto duca di Richmond, debba trovare una moglie a seguito di un ordine impartito nientepopodimeno che dalla regina, e abbia la fortuna di essere scelto dalla suddetta nobile per recitare il ruolo del tipico marito da etichetta: disinteressato, assente e privo di qualsivoglia obbligo coniugale.
Del resto, esiste un avveduto cugino pronto a ereditare il ducato, il che significa, nell’ordine, nessun bisogno di produrre eredi, nessunissimo motivo per condividere il letto, nessunissimissimo rischio di complicazioni.
Il loro matrimonio di facciata potrebbe vincere il premio per il miglior matrimonio di facciata del secolo, se qualcuno si prendesse la briga di istituire tale onorificenza.
Ma… ma. Il cugino. Avveduto seppur estremamente maleducato, con la deplorevole abitudine di morire e obbligare i duchi di Richmond in carica a risolvere lo spinoso problema della successione. Che seccatura.
Signore mie, ho finito questo romanzo durante la notte e già mi mancano terribilmente questi due squilibrati blasonati!
Come descriverei il nuovo romanzo di Giulia Barucco? La sua solita gabbia di matti, ma ambientata in epoca vittoriana! Quando Giulia mi ha proposto di leggere in anteprima il suo nuovo “distorico” ho iniziato a strofinarmi le mani: conosco il suo talento e non mi sarei mai fatta scappare una sua nuova uscita. Dopo innumerevoli correzioni, editing, ripensamenti e aggiunte ai dialoghi (sappiamo bene quanto gli autori sappiano essere maniacali e insicuri allo stesso tempo), questo romanzo è finalmente approdato sul mio Kindle!
Che i protagonisti potessero essere tutto fuorché normali era già nelle mie aspettative, ma adattare certe loro prerogative a un contesto rigido come quello di fine Ottocento mi incuriosiva oltre ogni limite.
Che l’amore non entrasse nell’equazione matrimoniale dell’epoca, almeno per i ceti più elevati, ormai lo sappiamo. Ma cosa succede quando una creatura di buona famiglia, brillante, colta e dagli occhi dorati si innamora del figlio dello stalliere? Cerca la soluzione più estrema per vivere il suo sogno: sposare qualcuno che non veda l’ora di sbarazzarsi della moglie mandandola in campagna, così che ognuno possa pensare ai propri comodi.
“Ci serve una persona estremamente libertina, spregiudicata… con una mole di amanti che mi assicurino la totale inattività coniugale”
Entrerà così nel mirino della terzogenita del conte Kesteven, nientemeno del sesto duca di Richmond, Moses Gordon-Lennox: attempato ma non troppo, libertino quanto basta e messo in croce perfino dalla regina Vittoria affinché prenda moglie. Un patto perfetto per nascondere le rispettive relazioni extraconiugali dietro un matrimonio di facciata.
Il destino, però, decide di sparigliare le carte. Da un finto matrimonio sorge presto il dovere di assicurare una discendenza, e questa clausola diventa un’arma pronta a capovolgere ogni intento.
Reticenza, desiderio, negazione, follia… Se per il Duca è ben chiaro che Margot sarà pure una croce, ma in definitiva è la sua (sua, sua!) croce, la sposina affoga inizialmente nel sogno tiepido dell’idillio per il suo giovane stalliere. Tuttavia, l’insipida vita pseudo-coniugale con Thomas (o Archibald per alcuni) viene presto squarciata dalle arti amatorie di Moses. Un mero e vulcanico coinvolgimento fisico che si trasforma in dipendenza, mancanza, gelosia e brama incontrollabile.
Moses e Margot conquistano con dialoghi scoppiettanti e taglienti da cui si rimane estasiati. O perlomeno noi lettori, dato che il duca gradirebbe parecchio conoscere l’ubicazione del tasto per “spegnere” la mogliettina! Margot sfoggia una determinazione e un’inventiva davvero notevoli per raggiungere i propri scopi, anche se il suo difetto sta nel voler gestire la vita di tutti come fosse una rappresentazione teatrale di cui è l’unica commediografa.
Il bel duca, dal canto suo, affascina con la sua esperienza e con il modo unico di turbare la giovane sposa, lasciandosi travolgere da quegli occhi d’oro e da un sorriso così radioso da “illuminare il cielo fin quasi alla Manica, che andrebbe coperto con delle tende per evitare di disturbare il traffico cittadino e navale.”
L’intensità delle loro interazioni spazia dal divertente al polemico, per poi sfumare in un fuoco che entrambi cercano di soffocare in nome della lealtà verso quel patto preso. È intrigante vedere un uomo che, dopo ben 39 primavere, comprende con sconcertante chiarezza dove vorrebbe concludere la propria esistenza: negli occhi dorati di Margot, con le dita fra i suoi lunghi capelli scuri, morendo sulle sue labbra e annullandosi nel suo corpo.
Giulia è magistrale nel raccontare le emozioni. Ci regala momenti talmente intensi da togliere il fiato e ci lascia sospesi, esattamente come si sente Moses quando, a “giochi riproduttivi” conclusi, deve indossare di nuovo la sua maschera per non urtare la sensibilità della moglie. Una pièce messa in scena con un copione che si credeva già scritto, ma che cuore, anima e corpo non riescono più a recitare.
Con questo romanzo Giulia mi ha sorpreso: non è da tutti saper adattare il proprio lessico a un’ambientazione storica. Conoscevo già i suoi romance contemporanei, esilaranti come sempre, ma qui è riuscita a “infiocchettare”, passatemi il termine, la storia con metafore argute e un tono squisitamente vittoriano.
“Certo che erano una bella coppia, uno a bere i baci dell’ altra e lei a mangiargli le parole“
Se ci aggiungiamo i riferimenti alle commedie di Oscar Wilde e le deliziose citazioni shakespeariane, rasentiamo la perfezione!
L’autrice ci ha tenuto a precisare che, non essendo una scrittrice di storici puri, il romanzo potrebbe contenere qualche imprecisione. Sinceramente? Se anche ce ne siano, le ho seppellite sotto un mare di risate e batticuori! Cosa chiedere di più a una storia che diverte ed emoziona in un’altalena di sensazioni da capogiro? Io me ne sono totalmente innamorata! Ora sta a voi farvi prendere per mano da questi due adorabili squilibrati e farvi trascinare sulle loro montagne russe!
“Non era possibile che l’amore e il peccato fossero la stessa cosa”
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