
Un guerriero senza cuore.
Una guaritrice accusata di stregoneria.
Un amore spezzato dal tempo, pronto a bruciare tra le fiamme di un Medioevo crudele.
Raoul ha combattuto per anni come mercenario con il nome di Lupo, imparando a soffocare ogni sentimento prima che diventasse una debolezza e a dimenticare Ponteripa, la sua casa, e il ragazzo che era un tempo.
Adelisa ha consacrato la sua vita alla medicina e ai segreti antichi delle erbe. Ma in un’epoca dominata dall’ignoranza, la cura e una colpa e la conoscenza viene chiamata stregoneria.
Quando un’epidemia mortale inizia a dilagare i destini di Raoul e Adelisa si scontrano. Lei diventa il bersaglio della superstizione e della caccia alle streghe e il Lupo comprende che non sta lottando solo per salvarle la vita, ma anche per preservare l’unica parte di se che la guerra non e riuscita a uccidere.

Ponteripa vede il ritorno di due protagonisti che il tempo e le circostanze avevano allontanato. Sono i figli di due personaggi che avevamo già amato in Rubino rosso sangue: Raoul, figlio di Alienor ed Erik, e Adelisa, figlia di Haldan.
Il motivo che ha portato la fanciulla a Salerno ci viene svelato subito: un matrimonio con un anziano medico e la possibilità di formarsi come medichessa in una terra che non negava l’istruzione alle donne. Del perché Raoul, erede dei signori di Ponteripa, avesse invece abbandonato la sua casa e i suoi affetti tra lo scandalo e la vergogna, lo scopriremo solo nel corso della storia.
Sarà una pestilenza a riportarli entrambi nella terra natia. Rivedersi dopo nove anni (con tutto ciò che nel frattempo ha riempito le loro vite) farà uno strano effetto a entrambi.
Ciò che fa scattare i primi palpiti del cuore è difficile da dimenticare, e nove anni non sono bastati a sopire quel sentimento che, da amicizia fraterna, aveva assunto sfumature più intense senza però mai concretizzarsi. In questo tempo, Lisa ha perso il marito, mentre Raoul ha perso il rispetto di se stesso, riducendosi a «un soldato senza radici, che vive uccidendo, al soldo di chiunque possa comprare la sua spada».
Ponteripa è così lontana da Salerno, soprattutto dal punto di vista mentale: qui la superstizione viene fomentata proprio da chi dovrebbe portare, insieme alla parola di Dio, un messaggio d’amore e fratellanza. È così che Lisa finisce per essere vista come un’espressione del maligno, trovandosi in grave pericolo. E Raoul deciderà di tenerla d’occhio…
Alessandra ci ha fatto attendere ben due anni e mezzo per il seguito di una storia tanto amata, ma l’attesa è stata pienamente ripagata. Il romanzo ci regala due trame parallele: oltre a quella principale, anche la storia “più piccina” tra Leonora e Guido mi ha intenerito molto.
Il tema centrale resta il medesimo: donne destinate a matrimoni di convenienza, in cui l’amore non è considerato la base su cui costruire un futuro. Per troppo tempo le donne sono state merce di scambio, mere pedine per stringere alleanze. La storia, e i romanzi che vi attingono, ce ne offre continui esempi; eppure, agli occhi di una donna contemporanea, fa sempre male confrontarsi con questa realtà ed è difficile immedesimarsi in queste situazioni. Sapere che il mondo è andato così per secoli, e che in certe culture funziona ancora oggi, lascia una grande tristezza per tutte le vite sacrificate senza amore.
Alessandra riconferma la sua maestria nella ricostruzione storica, riuscendo a farci immergere negli scenari con tutti e cinque i sensi. I romanzi storici sono, infatti, un’arma a doppio taglio: se non vengono approfonditi con cura rischiano di lasciare dei vuoti, ma si vede che questa è la sua materia e ha saputo gestirla al meglio.
La trama scorre fluida, impreziosita da personaggi di cui percepiamo ogni tormento, i brevi attimi di passione e l’angoscia scaturita da un segreto così insidioso da aver rovinato intere esistenze. Le scene intime sono descritte senza morbosità, mantenendo intatta tutta l’intensità del momento.
«Quante volte posso sopravvivere alla paura di perderti?» «Io sono sempre stata qui. Non sono mai stata io ad andare.»
Un piccolo consiglio finale: non fermatevi alla parola Fine e andate oltre i ringraziamenti. Troverete una bellissima sorpresa… o almeno, per me lo è stata!



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