Recensione “Il Regno scritto col fuoco” di Kristen e John Confalor

 

In un regno sul filo della distruzione in cui draghi e umbrat disseminano il terrore, la religione che salvaguarda l’umanità è messa in dubbio da ribelli fou, eretici seguaci del dio dei racconti. Una ragazza segnata dall’artiglio di un drago, diventerà una delle Sacrem, un gruppo di elette prescelte dal culto per frequentare la scuola che le preparerà ad Ascendere e salvare tutti dalla distruzione. Ma le cose non sono sempre come sembrano. Tra il fragore delle armi e sacri rituali, il dubbio si insinuerà, corrodendo dall’interno l’impalcatura su cui si fonda il sacro regno di Columnae. In questa enigmatica realtà dove nulla è come sembra i fratelli John & Kristen daranno voce a tematiche mai come ora attuali: la ricerca di sé stessi ed una via di fuga in un mondo che incatena l’individuo a schemi preimposti. Ma la vera chiave di lettura la si lascia al lettore, che attraverso l’ascolto guidato che il duo ha appositamente selezionato, potrà lasciarsi trasportare e vivere intimamente questa meravigliosa avventura.

 

Primo di una trilogia in corso di scrittura, questo libro è un fantasy intricato e pieno di sorprese dove due divinità diverse intrecciano trame e destini, dove una maledizione, diventata storia sconosciuta, va a fondersi con una fede che ostacola il dubbio.

Il sapere filosofico dell’autrice si fonde con la conoscenza fantasy dell’autore, due fratelli che sono stati capaci di creare un mondo rispettando il Dio dei racconti, dove questa storia si intreccia e saluta con la mano altre storie a noi conosciute.

Tra draghi portatori di morte e guerrieri che cercano di salvare il salvabile, emerge una bambina, l’unica rimasta di una famiglia che ha subìto l’attacco dei giganteschi mostri che infestano il regno. Divenuta Sacrem, cresce supportata dalla sua nuova famiglia, un Verbant, Avaham, e l’unica guerriera donna del regno, Soren. I tre saranno la famiglia che non hanno mai avuto, la forza introno a cui gireranno le trame del dio e della dea, il dubbio nella certezza di un futuro che sembra dire vita, ma che nasconde solo altra morte.

Mi è piaciuto molto il modo in cui gli autori riescono a raccontare una storia cercando di far capire al lettore che ciò che sta scorrendo sotto ai suoi occhi non è la sola narrazione possibile. Il pensiero filosofico che sta alla base del racconto cerca di farci ragionare e si interseca con linee di pensiero che potrebbero essere altrettante trame, se solo i protagonisti ne seguissero una fuori dal percorso definito. Ma il destino o il Dio dei racconti non è questo che vuole per i tre ragazzi. Nonostante il libero arbitrio, ai tre viene data una spinta non indifferente e ogni personaggio crea quella connessione essenziale per un finale aperto che apre le porte ai due seguiti.

Non aspettatevi una storia d’amore, certo l’amore c’è, è quello che smuove tutto, è il fulcro della narrazione, ma, nonostante questo, non è protagonista di questo libro.

Vediamo scorrere la storia alternando il passato e il presente, scoprendo, mano a mano che gli autori lo vogliono, una verità diversa da quella che potremmo aspettarci all’inizio, o forse proprio quella che crediamo ma che avrà uno svolgimento talmente particolare e intricato, da restarne affascinati, alla fine.

Nonostante, a volte, ho avuto difficoltà a ricordare i nomi dei vari personaggi e ho trovato diversi refusi, non posso che dare una votazione alta perché i due autori hanno saputo creare una storia originale, con un intrico interessante e affascinante. Qualcosa che potrebbe sembrare visto, per l’utilizzo di diversi escamotage narrativi, ma che sono stati bravissimi a modellare per il loro libro.

Bella l’idea della playlist con musiche e canzoni correlate ai vari momenti nel romanzo e belle anche le illustrazioni che penso siano state fatte a mano.

 

 

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