Recensione “Il peso di uccidere” di T.R. Ragan

 

 

 

Lizzy Gardner è una detective privata e sa che cosa significa essere tormentati dal proprio passato. Nei suoi incubi il trauma del rapimento da parte di un serial killer è ancora vivido. Quando una donna in punto di morte la implora di riaprire il caso sulla scomparsa di sua figlia, Lizzy non riesce a dire di no. Sono passati più di vent’anni da quando Carol Fullerton è sparita nel nulla. Di lei fu ritrovata solo la macchina abbandonata ai lati di un’autostrada californiana. La polizia archiviò il caso come un allontanamento volontario, ma l’istinto suggerisce a Lizzy che la verità non è così scontata… Ha appena cominciato a investigare sul caso di Carol, quando una donna si presenta alla sua porta. Di sua sorella Diane non si sa più nulla da mesi e Lizzy è convinta che la sparizione sia legata all’ossessione di perdere peso grazie ai consigli di un guru specializzato in problemi di obesità. La detective sa che la polizia ha già tentato inutilmente di salvare sia Carol che Diane a suo tempo. Adesso tocca a lei.

All’inizio ero combattuta nello scrivere questa recensione, il romanzo non mi era piaciuto così tanto e non capivo bene perché. Finché non ho scoperto che quello che mi mancava era il libro precedente in cui, durante la narrazione, molto probabilmente, la psicologia dei personaggi è maggiormente delineata, o almeno spero sia così.

“Il peso di uccidere” è scritto bene, è scorrevole e i personaggi sono ben delineati ma si sente la mancanza di un approfondimento sulla loro personalità e psicologia.

Leggendo vediamo intersecarsi le storie di Lizzy, Jessica e Hayley: la prima è un’investigatrice privata e le altre due sono le sue assistenti. A queste viene inserita nella narrazione la caccia a soggetti diversi: c’è chi ha chiesto un indennizzo per motivi di salute, chi cerca disperatamente la figlia fuggita vent’anni prima e chi è convinta che un guru del fitness sia dietro al rapimento o assassinio della sorella. Tutti nascondono qualcosa. Tutti mentono, un po’ agli altri e molto a se stessi.

La storia si svolge in un marasma ben definito di episodi, in cui le vite delle tre investigatrici verranno messe sotto stress. Soprattutto quella di Hayley, che si troverà ad affrontare in modo molto sbagliato il suo passato da vittima di violenze.

In questo romanzo, non sembra ma a farla da padrone è l’amore: per se stessi, per una sorella, per una famiglia non di sangue, per una gatta e per uomini. Tutto gira intorno a questo. E la morale è che bisogna imparare ad accettarsi, ad amare se stessi in primis, per essere capaci di darsi agli altri.

Lo consiglio.

firma Claudia

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