Recensione “Il grande padrone dell’Est” di Lucrezia

 

 

 

Alessandro Aldovrandi. Il genio del violino che incanta il mondo. Nel mondo oltre il velo è il primogenito di un potente primo vassallo. Ha una malattia tanto rara da non avere nemmeno un nome. In compenso è inesorabile. Suo padre implora l’aiuto di un Grande Padrone, James, Signore dell’Est. Ma è alto il prezzo da pagare.

Attenzione scene di sesso esplicito, dominazione, bondage, sculacciate tra adulti consenzienti

Romanzo interessante quello di Lucrezia, certo non adatto a tutti i palati, ma chi ama le storie di Padroni e Sottomessi, ricche di erotismo ma anche di forti sentimenti, allora ha trovato pane per i suoi denti.

Personalmente sono una romantica sfegatata, eppure adoro questo genere di narrazione, anche perché sotto sotto, o meglio alla fine, l’amore è sempre presente. In questo capitolo troviamo James, grande signore dell’Est, figura affascinante, forte, misteriosa, che corre in aiuto del suo vassallo e si offre per salvare la vita del figlio malato, Alessandro, e sarà divertente scoprire che dietro a questa generosità del Padrone c’è ben altro, ma non voglio spoilerare.

Alessandro invece è un ragazzo dalle mille sorprese: grazioso, intelligente, ottimo musicista ma, appunto, affetto da una strana malattia che lo sta spegnendo e l’unica medicina valida sembra essere… il sesso, soprattutto se incanalato in una relazione di sottomissione. Eh già, malattia interessante ed ecco che il Padrone si “offre” di dare una mano.

Scherzi a parte la storia è molto ricca di scene di sesso esplicito scritte in maniera intensa e coinvolgente, ma non si ferma tutto lì, intorno ai due protagonisti è stata intessuta una trama originale e brillante, con intrighi di potere, misteri, cose non dette e pericoli costanti.

La scrittura è scorrevole, molto diretta e lineare, per una lettura veloce, quasi famelica che mi ha portato a divorare il romanzo in poco tempo e ora sono curiosa di leggere le altre storie legate a questa serie.

Consigliato!

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