Recensione “Il generale di Auschwitz” di Niclas Sennerteg

 

 

 

«Come ti senti riguardo a ciò che hai fatto? Hai detto che vuoi raggiunge­re la pace interiore. Soffri di ansia emotiva?»

«Tutto quello che sento è che mi fanno male i piedi».

La testimonianza durante il pro­cesso di Norimberga del coman­dante di Auschwitz, Rudolf Höss, fece sensazione. Nessuno aveva mai parlato in modo così impassibile dei crimini che aveva commesso duran­te il genocidio degli ebrei nei campi di concentramento di Auschwitz- Birkenau.

Nel 1946 Rudolf Höss fornì una testimonianza scioccante sull’ap­parato omicida nazista e sulla sua spietata crudeltà. Utilizzando reso­conti ufficiali inediti di interrogatori e testimonianze, questo libro prova a ricostruire che cosa sia successo.

Alcune parti delle deposizioni di Höss sono state talvolta citate come fonte negli studi sul genocidio ebrai­co, ma i documenti non sono mai stati analizzati nel loro complesso. Molto di ciò che è stato detto du­rante gli interrogatori non è mai sta­to riportato: questo libro costituisce una prospettiva inedita sullo studio dei crimini nazisti.

“Nella primavera del 1942 centinaia di uomini e donne nel fiore degli anni andarono così alla morte tra i frutteti in fiore della fattoria, nella camera a gas, senza per lo più intuire nulla.”

Inizia così il libro dedicato a Rudolf Hoss, comandante per tre anni del campo di Auschwitz, uno dei più grandi assassini di massa della Storia.

Il libro permette di dare uno sguardo alla sua psiche risoluta e conturbante, rivelando la sua vera natura e la sua stabilità nel raccontarlo.

Il libro è incentrato sugli interrogativi di cui il generale è stato reduce durante il processo di Norimberga, non è una biografia e neanche un resoconto storico, bensì una sorta di libro delle memorie delle atrocità commesse sotto il segno del “Furher”

Quello che più risalta agli occhi, leggendo le mille domande effettuate, è lo stato di calma e di distacco del generale nel raccontare la quotidianità nei campi di concentramento.

La più grande azione di sterminio e gli esperimenti del dottor Mengele.

Auschwitz a partire dal 1943, fu non soltanto il centro del Terzo Reich per lo sterminio degli ebrei, ma anche il più grande dei lager nazisti in assoluto.

“In che consisteva la soluzione finale? – Annientamento, così mi disse.”

Diretto nelle risposte, sincero e calmo come se tutto quello che avesse fatto era solo dovere e non orrore.

Sender Jaari, colui che ha diretto per la stragrande maggioranza del tempo gli interrogatori a Hoss lo definisce: Calmo, corretto e sincero.

“Descrisse il processo di sterminio con un’oggettività scientifica. Non espresse mai alcun senso di colpa, né durante gli interrogatori preliminari, né in altre circostanze, anzi, in lui si notava la tendenza a minimizzare la responsabilità che aveva avuto… Considerava Auschwitz il capolavoro della sua vita.”

Non so come poteva vivere la sua vita oltre la recinzione del campo questo generale o come lui tanti altri. Sterminare vite umane, in modo atroce, macabro e inumano, senza un briciolo di rimorso, senza il sentimento tipico di noi umani: la compassione.

Come bestie, anzi, peggio come robot programmati per uccidere, gente come Hoss vive senza sentimenti e solo per la loro “giusta causa”.

Un libro che mi ha annientato nell’anima, non è il primo libro che leggo sullo sterminio degli ebrei, ma con questo, sarà per gli interrogatori realmente avvenuti e per quella freddezza del generale nel rispondere, non ho dormito sonni così tranquilli.

ELEONORA

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