Recensione “Il club delle mogli dei serial killer” di Elizabeth Arnott

Tutti conoscono gli uomini che uccidono… Ma chi racconta la storia delle donne che li hanno amati?

Tre donne, un legame indistruttibile, una caccia al killer.

«Mad Men incontra Zodiac.»

Abigail Dean

«Una penna magnifica.»

Emilia Hart

«Una storia irresistibile su un trio di detective improvvisate senza eguali.»

Charmaine Wilkerson

È un’estate torrida nella California degli anni Sessanta e tre donne hanno stretto un’amicizia improbabile. Beverley, Elsie e Margot sembrano condurre vite idilliache, ma dietro i sorrisi di facciata e le piscine scintillanti si nasconde una cruda verità: i loro mariti sono tra i più famigerati serial killer del Paese. Tra pettegolezzi di vicinato e dita puntate, lottano per costruirsi una nuova esistenza. L’ingenua Beverley cresce due bambini piccoli sotto l’ombra dei crimini del padre. L’ambiziosa Elsie è determinata a farsi un nome in una redazione dominata dagli uomini, mentre Margot, la ragazza delle feste di Hollywood, ha un debole per il margarita al mattino, nella speranza di soffocare la vergogna del tradimento del suo ex marito. Ma quando una serie di omicidi locali finisce sulle prime pagine dei giornali, queste donne, sottovalutate e ignorate, vengono catapultate in un’indagine tutta loro. In fin dei conti, chi meglio di chi ha condiviso la vita con un assassino può riuscire a catturarne uno?

“Non può continuare così: uomini che prendono tutto ciò che vogliono e nessuno che li ritenga responsabili del danno che causano”

Beverley, Elsie e Margot sono tre casalinghe legate da un passato che gli è stato imposto. I loro mariti erano degli assassini. Il loro senso di colpa per non aver fermato quegli uomini e per non aver salvato le vittime, le porta a darsi da fare per fermare un assassino che inizia a mietere vittime nella zona.

Il club delle mogli dei serial killer è una storia di amicizia, di alleanza, di pregiudizi, che grazie alla forza di queste tre eroine, diventa un’occasione per riflettere sulla condizione della donna negli anni sessanta.

La struttura e il ritmo non mi hanno convinto. L’elemento investigativo rimane trascurato, per i troppi dettagli che in molte parti sembrano perfino superflui. La trama, con un mix di suspence e di brivido, prende corpo solo nella parte terminale del libro, regalandoci un finale abbastanza prevedibile e con uno snodo narrativo non troppo originale. L’uso eccessivo di flashback e di eventi rende la lettura lenta e noiosa. L’ambientazione degli anni sessanta è resa perfettamente dai molteplici dettagli sparsi nelle pagine.

Beverly, Elsie e Margot, nonostante i punti di vista separati, sono praticamente tre personaggi in uno. Il dramma vissuto da ognuna di loro le accomuna talmente tanto che la loro voce diventa univoca, dando più forza alle loro difficoltà. Questo romanzo è comunque una lettura coinvolgente e scorrevole, con tre donne per cui vale la pena fare il tifo.

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