
Sophia Reed è perfetta.
O almeno, è così che appare: talento straordinario sul ghiaccio, disciplina impeccabile, un futuro già scritto.
Ma dietro quella perfezione si nasconde un dolore silenzioso, profondo, che nessuno riesce a vedere.
Ethan Blackwood, invece, è tutto ciò che Sophia non è.
Nuovo al Northwind Institute, porta con sé un passato fatto di perdite e solitudine, segnato dalla morte dell’unica persona che lo abbia mai davvero amato: sua sorella.
Due anime spezzate.
Due solitudini che si riconoscono.
Quando le loro strade si incrociano, nasce qualcosa di inaspettato: un legame fragile, fatto di silenzi condivisi, sguardi che parlano e ferite che trovano finalmente voce.
Ma guarire non è semplice, e lasciarsi andare è la sfida più difficile.
Tra ghiaccio, segreti ed emozioni che bruciano sotto la superficie, Sophia ed Ethan scopriranno che a volte è proprio nel dolore che nasce la forza di amare.
Perché alcune anime non si incontrano per caso.
Si salvano.

Sophia Reed è figlia di genitori separati. Non sappiamo dove sia il padre ma sappiamo fin troppo bene dove si trova la madre: sotto la pelle e in mezzo ai fragili nervi di una ragazza che dà tutto, anche la salute, a una persona che pretende solo, senza mai dare niente, e che la vede solo come un oggetto mercificato.
Sophia è una pattinatrice su ghiaccio che fa questo da tutta la sua giovane vita, spuntando sangue ed emozioni. La cattiveria che subisce questa ragazza è troppa, davvero fastidiosa da leggere, difficilissimo da riuscire a gestire per un adulto, capirai per una ragazza che inizia a interiorizzare i continui insulti di tutti, soprattutto della madre, iniziando a pensare che abbiano ragione. Uno dei tanti modi di esorcizzare questo tipo di dolore, questa percezione di essere una nullità, di essere estremamente fragile, incapace di fare quello che le si chiede, è quello di ferirsi… e, considerando quello che si sente oggi giorno, direi che è quasi una cosa minima rispetto a casi ben peggiori, ma di normale non c’è proprio niente!
Capisco che l’intento dell’autrice fosse quello di farci percepire la situazione di pesantezza e intensità della pressione subìta dalla protagonista, ma leggerlo è stato davvero difficile, tanto che, a un certo punto, non sapevo se fermarmi e interrompere la lettura.
Ethan Blackwood si è appena trasferito nella città in cui vive Sophia. Figlio di una coppia che costringe tutta la famiglia a fuggire di continuo per salvarsi dalla mafia greca, cerca rifugio ma trova solo guai.
L’incontro-scontro con Sophia sarà un colpo di fulmine che colpirà entrambi con forza. Tanto che, per la prima volta, Ethan scioglierà il nodo che sente nel suo cuore e si lascerà andare. Ethan vorrebbe essere presenza e costanza per Sophia, ma i suoi traumi tendono quel filo che si sta sfilacciando con molta facilità, e il risultato è che diventerà il esattamente il contrario. La sua perdita è stata troppo significativa per traumatica per lasciarsi andare davvero.
Troveranno un punto di incontro? Riusciranno, in qualche modo, a mettere da parte i loro traumi e le loro paure e vivere il loro amore in completezza?
Arrivati a un certo punto, ho trovato come uno stacco netto tra la prima parte di continui traumi e romance e la parte suspense. All’improvviso veniamo catapultati in un episodio di Criminal minds in cui viviamo una situazione surreale che ha dell’impossibile. Mi dispiace ma questa parte per me è un no! Fa perdere credibilità al romanzo. Una situazione del genere va preparata durante il libro e, nel suo svolgimento, va approfondita. Succede tutto troppo velocemente, dal momento di pazzia estrema e senza giudizio alla risoluzione.
Ho delle remore anche per quanto riguarda il finale… di cui non posso parlare perché spoilererei mezzo romanzo. Dico solo che mancano troppe informazioni. Che cosa è successo a Sophia dopo quel giorno? Ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissata? Cosa ne è stato della persona dietro a tutto? Come si è arrivati a quel finale?
Sono io a essere troppo esigente o in questo romanzo mancano parti fondamentali?


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