Recensione “Gang” di Marilena Barbagallo

 

 

 

 

Viveva ancora nelle Favelas quando gli donarono una bambina.

“È tua”, così gli era stato detto. Poi ha perso tutto.

Mikel Alves è l’erede della 28HS, la più pericolosa gang di El Salvador. All’età di sedici anni sparisce nel nulla, impara a vivere nel buio e ad amare le catene che lo tengono legato alla parete della sua grotta. Diventa un animale selvaggio, dimentica la civiltà, ma sopravvive e non si arrende. Torturato e umiliato dai suoi nemici, paga il prezzo di essere un principe, di possedere un regno e una principessa. Quando Mikel tenta di riprendere in mano la sua vita, si rende conto di essere rimasto intrappolato nel suo inferno personale. Per ricominciare, sarà costretto a portare via con sé uno dei suoi nemici peggiori: Megan Lima.

L’odio di Megan ha radici profonde. Lei deve rifiutarlo, disprezzarlo, tenerlo lontano. Qualsiasi cosa, pur di non cedere al nemico.

Due gang contrapposte che cercano di imporre la loro supremazia, una lotta continua tra ragione e istinto, passione e potere. Per Megan è immorale, per Mikel è essenziale. Un romanzo oscuro, una storia d’amore violenta, due personaggi che superano tutti i limiti.

I personaggi di Marilena sono personaggi abbastanza complessi, con mille sfaccettature che non sai mai ben definire all’inizio, li vedi fragili e forti, dolci e terribili, amorevoli e da odiare al tempo stesso, mi piace definirli rotti, hanno qualcosa dentro di spezzato, qualcosa che irrimediabilmente non crea nulla di intero, hanno pezzi mancanti, incapaci di amare, forse solo perchè non sanno amare, non hanno provato ad amare, non hanno ricevuto mai amore.

Con Amir hai amato il buio, lui era l’oscurità, la sua durezza, la sua corazza faceva paura e affascinava al tempo stesso, con Mikel ami il silenzio, il suo silenzio, lo assapori, lo gusti, lo senti mancare nel rumore, ami la sua dolcezza, quei tocchi impauriti, la sua stessa vergogna, quel modo di amare in maniera assoluta.

Marilena ci porta in El Salvador, una storia di gang, di vendette e di sangue, prese al potere, lotte per il potere, rapimenti, faide tra le più grandi gang dell’America centrale, e poi loro, il principe e la regina, nemici per antonomasia, un peccato da espiare, la morte che incombe su di loro e un odio alimentato da tanti anni, eppure si sfiorano, si conoscono, si trovano nel silenzio, nel buio, lei diventa la sua solitudine, lui l’unico che riesce a trovare il suo cuore.

“Adesso la mia solitudine ha un nome. Sei tu la mia solitudine… perchè non sai quanto la amo. Prima era una costrizione, oggi è un bisogno… La solitudine è il mio specchio, non la tradirei mai… Mi rende creativo e sveglio. Mi aiuta a non spegnermi. E mi dà il suo tempo, il dono più prezioso, quella cosa che là fuori manca, quello che tutti cercano di fermare disperatamente. Ecco perchè sei la mia solitudine.”

“La mia pelle, miracolosamente, patisce un’emozione nuova: il dolore… Adesso riesco a vederlo, udirlo, percepirlo, fiutarlo. E’ la somma dei sensi, l’esaltazione stessa dei sensi. Respiro il dolore, ha il profumo di lui. Lo ascolto…”

Parole forti, sentimenti altrettanto forti, capaci di spezzare le catene, di dare libertà.

“Nessuno di noi sceglie dove nascere e cosa diventare. Non è vero che siamo liberi di scegliere. La libertà non esiste, è solo un concetto che ci propinano… Ho rinunciato a tante cose, Megan. Mi sono state tolte tante cose. Per una volta nella vita che posso averne una, l’unica che mi era stata promessa da sempre, l’unica che mi spetta, devo rinunciare. Ed io non voglio, perchè credo di meritarti.”

In certe scene ho sentito il crack del mio cuore, ti sembra di leggere trattenendo il respiro, come se fossi in apnea, senti il silenzio che regna incontrastato sul rumore, il dolore che ti fa sanguinare le ferite dell’anima, l’odio che sovrasta in modo assoluto l’amore.

Come ogni sua storia, anche questa lascia il suo segno, la sua traccia, ti entra dentro, sotto la pelle, non marchia solo in superficie, questa ti scava dentro, e cerca quell’anima perduta.

Quella supplica: “non darmi supporto, non starmi vicino se te lo chiedo, non illudermi, non farmi fantasticare, non darmi luce se poi hai intenzione di spegnere tutto. Non essere ciò di cui ho bisogno. Non giocare a fare Irina. Scegli, una volta per tutte, chi essere per me”.

Il loro primo bacio è stato un’esplosione di una stella, un fuoco d’artificio di emozioni, un salto nel vuoto, il bacio che ha ricomposto tutto, quello che allo stesso tempo distrugge tutto, il primo bacio che sa d’amore, un bacio che rende immortale, un bacio che mangia le lacrime, risucchia il dolore e ne crea un’altra forma, un bacio egoista con un incastro ideale e perfetto, un bacio che sa di morte e resurrezione.

Trovi l’uomo nell’animale e il cuore in una regina di ghiaccio.

Quelle frasi così semplici come “torna da me, esci dalla grotta… io sono qui” oppure quel cercami scritto, indelebile nero su bianco, ti spezzano dentro.

Senti i personaggi toccare il fondo, toccarlo veramente, distrutti, divisi, spezzati, e poi… rialzarsi, e capaci di amare.

“Ti fa più paura fare sesso con Mikel Alves, o farci l’amore sapendo che lui ti ama?”

Sono rimasta senza fiato, non sentivo nemmeno più i battiti del mio cuore, le emozioni sono troppe, e troppo forti per riuscirle a scinderle o provare di respingerle.

“Mani state ferme, perchè non potete toccarla. Denti mordetemi la le labbra, perchè non posso dirle quanto è meravigliosa. Cuore cacciala via, perchè prenderebbe troppo spazio e di me non rimarrebbe nulla.”

Ho meditato giorni dopo la fine del libro, sono rimasta orfana di emozioni, avevo dato tutto nel leggere il libro, sono rimasta per ben due giorni a pensare a quel senso di vuoto, a sentire che rumore facesse il silenzio.

Quale forma suprema ci sia per amare? Donare la libertà…

Mikel sa donare la libertà alla sua Megan, la lascia libera, di scegliere, di lasciarlo, di amarlo, di insultarlo… di ucciderlo.

“Avermi stanotte non significherà avermi nella vita”, la lotta interiore per non soccombere al cuore, non voler sentire quei battiti impazziti, ma sfamarsi di odio e vendetta.

Fa un certo effetto adesso scrivere la recensione, sono ancora spiazzata, incapace di ragionare, priva e pervasa di emozioni, dolore e gioia, odio e amore che si sovrappongono in maniera simmetrica.

Ho provato repulsione, amore, dolore, odio, ho assaporato le lacrime che rigavano il mio viso, ho raccolto le stesse e ho toccato la consistenza di quel dolore, l’ho sentito inflitto sulla pelle, dentro la carne.

Mikel ti spiazza, la sua semplicità, le sue parole forti, il suo dolore ti spezza in due, il suo amore ti espone alla massima potenza, Megan è lì, la regina, incontrastata regina dell’odio, colei che scopre di avere un cuore e vuole annientarlo prima ancora di usarlo.

Ho amato la coppia, per me inscindibile, rotti e completi, ho amato ogni singolo gesto o parola, anche quando l’odio faceva da protagonista, volevo asciugare le lacrime di entrambi e sussurrargli all’orecchio “Vai cercala/o… ti sta aspettando.”

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