Recensione “Follia” di Patrick Mcgrath

 

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell’occhio clinico che la osserva. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la “follia” che percorre il libro è solo nell’amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell’occhio clinico che ce lo racconta.

 

Quando l’insoddisfazione diventa terreno fertile per una relazione tossica.

La voce narrante che ci guiderà in questo romanzo psicologico dalle sfumature noir è quella del dott. Peter Cleave, psichiatra in un manicomio criminale vittoriano.
Il medico entrerà in confidenza con la famiglia del nuovo vicedirettore, il dott. Max Raphael, e sua moglie Stella, da poco trasferitisi nella dependance vicino all’ospedale.

Max è un professionista affermato, uno psichiatra criminale ambizioso che tende a trascurare la bellissima moglie; Stella si sente sola e abbandonata in un ambiente nuovo e passa le sue giornate in compagnia del figlio di dieci anni, Charlie.
A una festa danzante organizzata dall’Ospedale, Stella incontra Edgar Stark, uxoricida, due mondi così distanti entreranno in collisione creando una serie di eventi che sfoceranno in tragedia.

 

“uno dei più complessi e drammatici casi di ossessione sessuale morbosa”

 

L’estate del 1959 aveva portato, nella rassegnata vita di Stella, un soffio di vita, anzi, un tornado. Una passione che aveva spazzato in un istante il buon senso di una donna rispettabile, una madre, la moglie di un personaggio di spicco nell’ospedale. La noia e l’insoddisfazione portano a scelte sbagliate, gli istinti prevalgono sul raziocinio, ma in quel momento Edgar è stato per Stella l’unico appiglio per non naufragare in un matrimonio ormai spento.

 

“Era come se l’avessero rubata, quella felicità, anzi come se l’avessero trovata per caso e se la fossero portata via di corsa, perché in realtà apparteneva a qualcuno altro e loro non ne avevano alcun diritto”

Il fascino da artista dannato rapirà totalmente i sensi della donna, che si troverà a vivere solo per quegli incontri clandestini. Un uomo manipolatore, calcolatore, con la tendenza a perdere il controllo e dalla deviata immaginazione.
Molto interessante l’analisi degli eventi fatta dal pov dello psichiatra, unendo considerazioni cliniche alla narrazione, svelando i risvolti di un sentimento sfuggito di mano.

Inizialmente non sono stata coinvolta particolarmente dalla storia, ma, a mano a mano che le situazioni andavano ad infittirsi, la vena folle che ha animato i protagonisti mi ha conquistata, anche se non sono riuscita a entrare in sintonia con loro.
Una lettura che, probabilmente, non avrei intrapreso autonomamente, ma ero curiosa di leggere questo autore e sinceramente mi è piaciuto.

 

Anna

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