Recensione “Fino all’ultimo respiro” di Aurora Ballarin

 

 

 

Aurora non crede nell’amore. Né in Dio. Non crede in nulla che non sia la sua famiglia e la quotidianità monotona che rappresenta tutta la sua esistenza.

Non ricorda nemmeno più l’adolescenza spensierata, soppressa dagli avvenimenti che l’hanno costretta a diventare adulta fin troppo in fretta.

Eppure è proprio quando la vita sembra accanirsi di nuovo contro di lei, riservandole un colpo così duro da spezzare anche il più forte degli eroi, che il destino gioca le sue carte in modo inaspettato.

È proprio in quel momento, infatti, che un ragazzo piomba nella sua vita, stravolgendola. Ricoverato nella stanza di fronte alla sua, Ivan insegnerà ad Aurora a sperare, a sorridere, a combattere contro la morte.

E soprattutto, le insegnerà cos’è l’amore. Quello con la A maiuscola che si vive una sola volta in tutta l’esistenza.

Grazie a lui Aurora capirà che esiste un futuro oltre la malattia.

Un futuro oltre al dolore.

Un futuro di cui lei sarà l’unica e la sola artefice.

Il romanzo si apre con la scoperta da parte di Aurora della malattia, la stessa che ha portato via il padre, la stessa a cui si arrende ancora prima di combattere, e viene ricoverata di urgenza e sottoposta alle prime terapie.

Ma in quel sistema dove le certezze crollano, dove le paure ti attanagliano, dove i sogni e il futuro sono illusioni, ecco che l’amore entra in gioco, e con esso anche la speranza, Ivan è la sua forza, la sua àncora.

“Ti assicuro che mi prenderò i tuoi baci e che ti innamorerai di me”

Trovarsi nel posto più sbagliato che esiste, nel momento giusto e con il ragazzo perfetto.

“In quel bacio che ci siamo scambiati non ho avvertito la mia supremazia, ma solo una silenziosa sfida da cui nessuno è uscito vincitore.”

Un libro che leggerai con le lacrime agli occhi, un libro dove l’amore impregnato di speranza sarà il vero protagonista, dove la dolcezza disarmante di Ivan ti farà sperare nel futuro.

Una dolce storia, dal sapore delicato, le farfalle nello stomaco svolazzano leggiadre e le mani incendiano la passione.

“La sua pelle vicino alla mia è come fuoco. Scalda, brucia. Dà vita e al tempo stesso la toglie. E’ ossigeno e anidride carbonica. E’ antidoto e veleno.”

In un ambiente di sofferenza, arido di sentimenti genuini, allegri e puri anche l’amore attecchisce, quel principessa urlato nei corridoi dell’ospedale, quei baci rubati davanti alla macchinetta del caffè.

Il groppo alla gola non ti lascerà respirare a sentire quella richiesta, quella promessa strappata quando le certezze e i sogni vacillano “fino all’ultimo respiro… e oltre”, non renderà facile a noi lettori il proseguimento della lettura, senza immergerci completamente.

“Se muori tu, sarò io quella a non sopravvivere.”

Un finale che lascerà eterno l’amore di Aurora e Ivan, un finale dove le lacrime scorrono a fiumi, dove i ricordi regnano incontrastati, dove anche un semplice sorriso di un angelo porterà la speranza.

Un amore che lotta con le unghie e con i denti,

E’ il primo romance scritto dall’autrice, un romanzo che sembra una poesia, un dolce sussurro tra innamorati, il sogno del principe azzurro divenuto realtà, un amore eterno, una sofferenza altrettanto grande, la speranza che non vuole cadere e quell’amore immenso, assoluto e immortale che caratterizza i protagonisti.

“Potrei passare cento anni senza vederti… ma ti riconoscerei al primo sguardo.”

Toccante, straziante.

“Mi ha amata così tanto da destabilizzarmi. E io lo amo. Lo amo più di quanto lo amavo ieri e meno di quanto lo amerò domani.”

La Ballarin riesce a raccontare la storia alternando magistralmente i due pov dei protagonisti, descrivendo le sensazioni provate da entrambi, il dolore e il coraggio per lottare contro qualcosa di invisibile.

Innamorata persa di Ivan, non riuscivo a controllare le lacrime che incuranti rigavano le guance, l’amore così totale verso Aurora ti lascerà scioccata, un cavaliere con l’armatura scintillante che protegge la sua principessa.

Senti il dolore della malattia scorrerti nelle vene, i momenti in ospedale, le terapie descritte in maniera così minuziosa che ti senti parte integrante del libro, senti l’amore di Ivan che infonde speranza, coraggio, quella forza che credi inesistente.

“Non lasciare che la malattia ti divori il cervello. Vivi, è l’attacco più devastante che puoi sferrare contro quello che ti vorrebbe uccidere.”

Lo consiglio? Per me è un capolavoro da avere nella biblioteca personale, un capolavoro non tanto per l’impostazione della prosa, la tecnica o roba simile, ma per le sensazioni e le forti emozioni che percepisci leggendo. Il dolore lo senti tuo, ti senti amata e protetta da Ivan in maniera incondizionata attraverso le pagine.

“L’affido a te… fai in modo che lei non smetta di lottare.”

L’unico in grado di vincere la dura battaglia sarà l’amore.

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