Recensione “FEARFUL” di Lauren Roberts

 

Mara si tiene da tempo lontana da Ilya, e aveva tutta l’intenzione di non rimetterci mai più piede. Tuttavia, una decisione cruciale e sconcertante del re solletica il suo interesse e si ritrova suo malgrado laddove credeva di non tornare. La Morte, infatti, è determinata a sondare la mente di Kitt Azer, dato che lui pare destinato a raggiungerla nel Mors. Trascorrere del tempo col re di Ilya permette a Mara di osservare e studiare il suo castello e chi lo abita. Ed è allora che ricorda che la vita non è solo una corsa inarrestabile verso la morte, ma è molto di più: è scoprire l’amore, è trovare un amico, è mettere da parte anche i sentimenti più alti per attuare una vendetta o per conquistare il potere. Ma le è chiaro che solo e soltanto il fato governa le vicissitudini degli uomini e delle donne, tenendoli per mano fino all’ultimo respiro…

 

Fearful non è solo una novella, Fearful colma quei vuoti che ignoravamo potessero esistere dopo aver finito di leggere Fearless.

Rimango incantata di come ogni volta la Roberts sappia stravolgere il modo di narrare le sue storie.
Vi sareste immaginati che potesse essere la Morte (Mara per gli amici) ad accompagnarci lungo la narrazione con la sua sottile ironia?

 

“Ogni anima è convinta di essere degna di essere seguita dalla Morte. Ma lei è una donna impegnata […] se vuoi attirare la sua attenzione, muori”

 

Mara, che è stata menzionata nelle ultime pagine di Fearless, è stata attratta dall’anima di Kitt, portando indietro il contatore della storia all’inizio dell’ultimo romanzo.

 

“hai la mia attenzione perché stai morendo”

 

La Morte sarà una confidente leale, a lei Kitt potrà mostrare le sue debolezze, le ferite, i  progetti, rendendogli dolci gli ultimi mesi di  vita.

La storia vuole dare voce al giovane re, cercando di motivare gli strani comportamenti degli ultimi tempi; si affiancheranno alle vicende del sovrano anche quelle di Lenny e Blair. Vi ricordate quando l’Ultra doveva tenere d’occhio la Telecinetica per evitare che Paedyn la uccidesse? Ecco, il frangente è quello. Il parallelismo di questi due strani tipi di attrazione, che sulla carta sarebbero inconcepibili, ci fa notare come il destino abbia voluto giocare uno strano scherzo a tutti e quattro i protagonisti.

 

La stoica dolcezza di Lenny si infiltrerà nella corazza di Blair, abbattendo con straziante lentezza (quasi) tutti i muri che la giovane ha dovuto erigere per essere all’altezza delle aspettative materne.

 

“La gentilezza di rado è tanto potente da portare al cambiamento, quindi la crudeltà è spesso giustificata dalle intenzioni”

 

La ragazza potrà finalmente deporre le armi, ma solo con lui, mostrandoci le sue ferite, smuovendo la nostra compassione, rivelandosi come una ragazza tormentata dal rimorso e raccontando delle pressioni familiari che l’hanno fatta diventare così.

Lenny, pur essendo un Ultra dalle scarse capacità, ha quel dono prezioso di saper ascoltare, comprendere e motivare. Lui “abituato a sminuirsi prima che lo facciano gli altri, nascondendosi dietro l’ironia”, si farà rimbalzare tutte le cattiverie di Blair e forse è di questo che la ragazza ha sempre avuto bisogno: qualcuno che la accettasse e che non si desse per vinto con lei.

 

“A volte è meglio stare con qualcuno che ti fa impazzire, piuttosto che impazzire di solitudine”

 

Ho voluto riprendere in mano gli ultimi capitoli di Fearless per incastrarvi questa novella come i pezzi di un puzzle e rendere la visione, finalmente, completa. Subito mi è apparsa abissale la differenza nella narrazione, in primo luogo per quest’ultimo romanzo l’autrice ha scelto una doppia modalità: il pov di Kitt ci arriva in prima persona, quello di Mara in terza. Ed è stata una scelta azzeccata per questo personaggio mistico, lei che conosce quello che i mortali vorrebbero sapere e ha una visione più ampia e un approccio più filosofico agli eventi. Ma, nonostante la sua “posizione” nell’ordine naturale delle cose, Mara si sente ancora attratta e curiosa verso la vita, possa trattarsi di tramonti o interazioni umane; dopo essere rimasta sola così a lungo, ha scordato di come ci si senta ad essere viva e quel giovane re dai giorni contati glielo sta mostrando, facendo brillare una scintilla in lei che pensava definitivamente spenta.

La Morte ci farà meditare su parecchie questioni, riuscendo addirittura a stravolgere la prospettiva sulla sua essenza:

“Io sono assenza di Vita proprio come il buio è assenza di luce. Io raccolgo le anime quando la Vita decide di lasciarle, […] è la vita che si arrende eppure a risentirne è la mia reputazione”

Altra differenza che ho percepito in Fearful è stata l’intensità con cui sono stati espressi i sentimenti: la passione, lo struggimento, l’emozione totalizzante che erano alla base di tutta la serie, qui sono risultati smorzati.

L’autrice non avrà voluto attribuire a questi personaggi (che possono essere considerati controversi), la medesima carica emotiva che hanno saputo scatenarci Pae e Kai, ma anche Adena e Mak.
Kitt avrà anche avuto le sue buone ragioni per fare quello che ha fatto, ma in tutta sincerità non lo abbiamo totalmente perdonato; credo che l’autrice non abbia voluto farcelo amare tanto quanto Kai, ma in un ultimo gesto altruistico gli abbia concesso un barlume di felicità, facendogli incontrare colei che lo avrebbe accolto e condotto al  riposo eterno.

 

“È come una compagna che ho cercato una vita intera per poi trovarla nella Morte”

 

Saranno delle storie d’amore a lieto fine? Tutto lo fa presupporre, ma dovrete arrivare fino alla fine per scoprirlo.

Nel voler completare la storia mi si sono aperte, però, altre brecce sulle quali avrei voluto sapere di più, arriverà un altro seguito a chiarirle? Vedremo…

 

Anna

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