
Da otto anni Emmeline Hervey e William Pershing vivono un matrimonio perfettamente confortevole. Lei è convinta di aver trovato l’equilibrio ideale: sposare il suo migliore amico, fornire qualche erede e, in cambio, tenersi la villa che ama tanto e sostenere la carriera di Will. Peccato che lui sia innamorato di lei da sempre. E peccato che, all’improvviso, il nonno chieda di vedere i bambini alla festa di famiglia. Bambini che non esistono. Emmie se li è inventati all’insaputa di tutti. Anche di Will. La soluzione? Prendere in prestito due orfani. I piccoli selvaggi che arrivano in casa sono però ben diversi dagli angioletti descritti. Addomesticarli è un’impresa disperata, tra lezioni di danza, scherma e buone maniere. Ma in mezzo al caos, tra una bugia e un valzer, sboccia un nuovo e sorprendente sentimento.

Un accordo, un matrimonio di convenienza, un amore sopito e mai scoperto; così Emmeline e Willy si ritroveranno a sposarsi per interesse, dimenticando quel batticuore che da sempre li ha visti protagonisti.
Saranno due ragazzi “presi in prestito” per far colpo sul nonno a ripristinare la situazione e a portare a galla vecchie emozioni.
Una riscoperta dei sentimenti, un viaggio durato anni, un sorriso mancato, un gesto inaspettato, un timido grazie, un abbraccio senza importanza; tutto questo li porterà ad avvicinarsi sempre di più e capire che in fondo quei sentimenti non sono mai scomparsi.
Dolce, soave, un racconto che mi ha fatto viaggiare nel tempo tra convenzioni e balli d’epoca, un inchino e un sorriso celato dal ventaglio e quegli amori che da sempre fanno parte delle favole.


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