Recensione “Epidemie e guerre che hanno cambiato il corso della storia” di Gastone Breccia e Andrea Frediani

 

 

 

Due grandi piaghe, epidemie e guerre, hanno afflitto l’umanità fin dall’alba dei tempi, provocandone spesso una terza, la carestia. Ancora più devastanti si sono rivelate quando si sono presentate in contemporanea, in alcuni momenti nodali della storia che hanno finito per determinare il destino di una civiltà. Un conflitto di ampie proporzioni, infatti, ha talvolta favorito la diffusione dell’epidemia, e quest’ultima, a sua volta, ha determinato lo sviluppo e l’esito della guerra, in un’interazione letale che ha moltiplicato esponenzialmente gli effetti dei due eventi. Il presente volume analizza, anche attraverso le testimonianze dirette di chi li ha vissuti, sei momenti chiave della storia nell’arco di un millennio e mezzo, dalla peste di Atene scoppiata alla fine della Guerra del Peloponneso all’epidemia di Spagnola diffusasi sul finire della prima guerra mondiale, evidenziando le dinamiche di causa ed effetto e le concatenazioni tra le due piaghe, che si sono alimentate reciprocamente, determinando l’evoluzione in termini sociali, economici, politici, militari e psicologici delle società che hanno vissuto l’immane trauma.

Eccellente ricostruzione storica delle epidemie che hanno sconvolto la storia umana, soprattutto durante le guerre e come gli esiti delle quali potevano esserne stravolti.

Dalle piaghe dell’antichità alla Spagnola, un minuzioso resoconto, a tratti lento, degli avvenimenti. Speravo potessero esserci degli accenni anche all’ Asiatica, ma purtroppo non ve ne sono.

Leggere un libro del genere in questo periodo storico potrebbe essere un po’ masochista, io l’ho ritenuto importante per capirne le dinamiche in altri contesti, dove la superstizione e la mancanza di igiene la facevano da padrone. Veder cambiare approccio con il passare del tempo, l’importanza della pulizia che, pian piano, acquisisce un senso per poter limitare i contagi.

Interessante scoprire che prima della peste antonina, i romani erano intervenuti sull’ambiente per poter realizzare quelle grandi opere pubbliche per le quali sono famosi in tutto il mondo. La globalizzazione fu resa possibile grazie alle loro strade, che “crearono una confluenza dei bacini di patogeni euroasiatici”; questo accadde perché le reti commerciali dell’Impero si estendevano ovunque. Anche l’Africa centrale era “la più ricca biodiversità di vertebrati e microbi, una zona pericolosamente produttiva di esperimenti evolutivi, la culla di un numero sproporzionato di agenti patogeni in grado di causare grave danno agli esseri umani.”

Le menti più sapienti del passato ci hanno lasciato grandi testimonianze sulle varie epidemie. Grazie a loro è stato possibile ricostruirne il decorso e le conseguenze. Talvolta, però, le testimonianze possono scontrarsi con le ricerche più moderne, tipo quella che asseriva che, a seguito della peste di Giustiniano, la popolazione era stata sterminata per oltre un terzo del totale.

Concludo con un brano di Petrarca, che tanto potrebbe essere attuale:

“Ahimè, che soffro? Dove, a ritroso, mi spinge la violenza dei fati? Vedo passare con precipite fuga il tempo, che segna il dissolversi del mondo, vedo morire attorno a me giovani e vecchie a schiere, e in nessun luogo si apre un rifugio sicuro; in tutto l’universo non si apre un porto tranquillo, non si schiude speranza alcuna di desiderata salvezza. Dovunque volgo gli occhi impauriti, i frequenti funerali li turbano: pieni di feretri, risuonano di gemiti i templi, e qua e là, senza gli estremi onori, giacciono cadaveri di nobili e di plebei. Penso all’ultima ora della vita; e costretto a ricordare le mie sventure, richiamo alla mente i tanti cari amici perduti e i loro affettuosi colloqui, e l’improvviso svanire dei loro dolci volti, e i cimiteri che ormai non bastano alle continue sepolture.”

firma Claudia

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