Recensione “Dobermann” di JD Hurt

 

 

 

Doveva essere un danno collaterale, qualcosa che mi avrebbe salvato la vita e avrei reso infelice per sempre. Impossibile donare gioia quando tu stesso sei l’essenza dell’amarezza. Ma poi l’ho odorata, sniffata come una dannata striscia di cocaina. Cinque minuti, lei è diventata tutto il mio mondo.

So ciò che state pensando. È la solita storia, col solito protagonista cattivo. Niente di più sbagliato; al massimo posso essere il vigliacco.

E forse non sono neanche quello. Non so molto di me, ma il mio ruolo nella mafia è sempre stato quello del Dobermann.

Non un soldato, neppure un servo.

Un fottuto cane ammaestrato a umiliare. Ora quel cane vuole lei, Dafne Morabito.

Chiamatemi Dobermann oppure col mio vero nome: Boris Solara. Non me ne frega niente; dovete solo capire che le appartengo.

Una maestra, una ragazza semplice. Ecco quello che volevo essere; sono arrivata a Roma con una valigia piena di sogni e speranze da realizzare. Per farlo mi sono rivolta al ragazzo più scaltro e buono del mondo: Claudio La Barbera. Lui mi ha protetta da mia madre, dalla mia vecchia famiglia, soprattutto da un passato che non ho scelto. Credevo di essere al sicuro. Poi è arrivato Dobermann: l’uomo che, in due giorni, ha ribaltato il mio mondo.

Dice di essere un cane arrabbiato e, a volte, fa davvero delle cose terribili. Eppure ti spiazza con una dolcezza che non ho mai conosciuto nella vita.

Il punto è che io non voglio la sua tenerezza. Desidero un futuro lontano dalla mafia, una vita normale e onesta. Ma sono sempre vissuta in un castello di segreti pronto a crollarmi addosso.

Ora pago il conto. Una delle note spesa è proprio il sentimento che provo per lui.

Mi chiamo Dafne Morabito, anche il mio nome è una bugia.

Ho ancora la bocca spalancata, il cuore in subbuglio e il corpo percosso da infiniti brividi.

“Mi chiamo Boris Solara, di mestiere faccio il culo alla gente… Ci chiamano cani della mafia. Bambini senza e famiglia che vengono dati ai clan in comodato d’uso. Questa non è la storia di virilità. E’ una trama per bestie. La mia trama”

Una lettura scioccante, rivelatrice, ammaliante, diversa, atroce.

L’autrice con questo libro impone il suo ruolo di dominante nei mafia romance.

Scrittura crudele, violenta, dinamica come il linguaggio dei personaggi, come la loro vita, se così si può dire.

Adorato forse è riduttivo, come termine. Sono rimasta sconvolta.

Mio di dirittto questo terzo romanzo mi ha lasciato a corto di parole e povera di emozioni, le ho donate tutte pagina dopo pagine.

Il cane che diventa principe, la principessa che diventa buttana.

Lui ceduto come indennizzo per non ereditare un debito, Lei fuggita per non diventare la moglie del boss di turno.”

Il mondo si capovolge, e se dalla morte si riprende a vivere?

E se la morte non fosse la fine?

Sto parafrasando, forse. O forse, sto assorbendo l’effetto del romanzo.

“Come ci riesci? – A fare cosa? – A farmi sentire uomo.”

Cosa ci può essere di più sporco, violento, aggressivo di un cane Dobermann adibito alle punizioni?

“Nessuno mi ha mai volto, io stesso mi faccio chifo, ma che il diavolo mi sia testimone se non ti renderò dipendente da me. Mi bramerai contro te stessa.”

Una vita di segreti, di sevizie, di dolore, di violenza eppure un raggio di sole scavalca la finestra e raggiunge quella lacrime indelebile sulla pelle, rendendola lucente e affascinante.

“Poi sei arrivata tu coi tuoi dannati profumi, e l’esistenza mi è rimasta impigliata sulla lingua. Ora non posso più farne a meno.”

Riusciamo in questo libro a viaggiare tra i traumi di Stoccolma e il sogno di Neverland, e sconvolgeremo le nostre certezze, amando una bestia divenuto uomo per puro caso.

“Ti Odierò per sempre. – Ma io ti vorrò per due. E sarò sempre due passi avanti al tuo odio… Maestrina, sarai la malattia, ma sei anche la cura.”

Una lettura che lascia ben poco spazio alla fantasia, molto cruenta, audace, violenta e passionale.

“Io amo come non dovrei, perchè non dovrei sapere amare. Ti amo con tutta l’ignoranza di chi conosce solo l’odio. Ti amo perchè puoi scegliere di vivere senza me, invece scegli proprio me. Ti amo come una lama la giugulare della sua vittima, come il proiettile l’obiettivo.”

La consiglio a chi non è amante dell’amore dolce e romantico, a chi nella violenza trova uno scorcio di puro amore, a chi ha un cuore forte e capace di amare oltre le apparenze.

ELEONORA

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