Recensione “Dieci brutali delitti” di Michelle McNamara

 

 

 

Per oltre dieci anni, un uomo ha compiuto più di cinquanta aggressioni nel nord della California. Successivamente, spostandosi verso sud, ha lasciato dietro di sé una scia di sangue: dieci omicidi brutali. Nessuno è riuscito a catturarlo, è scomparso nel nulla sottraendosi alle massicce operazioni di polizia in tutta la zona. Trent’anni dopo, Michelle McNamara, una giornalista, ha deciso di indagare per trovare lo psicopatico che lei stessa ha soprannominato il “Golden State Killer”, termine poi adottato anche dalle autorità. Questo libro, pubblicato dopo la sua morte, è una straordinaria testimonianza del lavoro che ha compiuto e offre una prospettiva lucidissima sull’America, attraverso il racconto di tutto l’orrore che una singola mente criminale è stata capace di generare. A emergere è anche il ritratto di una donna e della sua instancabile ricerca della verità. Salutato come un classico moderno del giornalismo d’inchiesta, ha contribuito alla realizzazione del sogno della sua autrice: smascherare il Golden State Killer.

“Dieci brutali delitti” è la biografia dell’autrice alla ricerca del Golden State Killer, uno stupratore e assassino che terrorizzò la California negli anni ’70 e ’80. La sua è una ricerca minuziosa e dettagliatissima, aiutata sia dalle proprie indagini che da investigatori e poliziotti.

La McNamara, morta nel 2016 per cause naturali, aveva effettuato un lavoro di giornalismo investigativo troppo perfetto per essere solo quello. Questo libro discerne ogni caso collegato allo stupratore e ne approfondisce i dettagli, parlando delle vittime e della loro vita.

Il lavoro certosino e ossessivo dell’autrice a volte risulta in una scrittura pesante e lenta, ma riesce ad inserire uno stile da romanzo thriller avvincente, che tiene il lettore sull’attenti.

Niente viene lasciato al caso.

Ho apprezzato l’utilizzo degli pseudonimi in riferimento alle vittime di stupro, mantenendo quel velo di privacy che penso abbia fatto piacere alle vittime e alle loro famiglie.

Si potrebbe parlare all’infinito di questo libro, ma preferisco consigliarvi di mettere da parte un po’ di pazienza e leggerlo. È lungo, è dettagliato ed è reale. Non c’è finzione qui, né nella storia, né nell’autrice.

Si vede che a scrivere è una giornalista con conoscenza molto approfondita del soggetto in questione, si vede che sa scrivere e sa come impostare l’argomento. È conscia di avere un’ossessione che la distrae dalla vita quotidiana, ma il suo scopo è quello di aiutare a catturare il colpevole. Purtroppo non saprà mai che quel colpevole è stato catturato, che, per quanto se ne dica, lei ha aiutato a riportare a galla la caccia all’uomo, e quindi a far sì che questi venisse poi catturato.

Mi sono piaciute tantissimo le diverse voci che accompagnano il libro, a partire da collaboratori fino al marito. È stato molto bello leggere di quanto la McNamara fosse apprezzata come persona e ricercatrice della verità e come chi le era vicino nella vita e nel lavoro abbia creduto che sia stata lei a dare una grossa mano nella cattura dell’assassino.

All’inizio ho fatto fatica, devo dirlo, ma poi mi sono resa conto di quanto lavoro c’è dietro. Di quanti anni di vita la McNamara ha messo dentro questo libro e non ho potuto non apprezzarlo!

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