Recensione “Deus Machinae” di Thea Harrison

 

 

 

 

Prima di incontrare Dragos, Pia Giovanni, mezza umana e mezza wyr, era sola e in fuga.

Adesso ha un compagno, è incinta, e si sta dirigendo verso sud per riparare il fragile rapporto tra i wyr e gli elfi. Stare lontana da Dragos è doloroso, ma per il bene del territorio wyr devono capire come riuscire a essere compagni ovunque, non solo in camera da letto.
A New York, Dragos presiede ai Giochi delle Sentinelle ed è preoccupato per la sua compagna, ma sa che trovare due nuove sentinelle è essenziale per mostrare al resto delle Antiche Razze quanto forte e brutale possa diventare il territorio wyr.

Durante lo svolgimento dei giochi, però, i negoziati di Pia con gli elfi subiscono una svolta pericolosa, mettendo a dura prova il suo legame con Dragos e minacciando tutto ciò che hanno di più caro.

Col quinto volume mi chiedevo la nostra bravissima Thea Harrison dove ci avrebbe portati, quali personaggi si sarebbe inventata e lei mi sorprende di nuovo, tornando alle origini. Dragos Cuelebre, il capo, il più forte dei temutissimi wyr e la sua sposa mezzo sangue Pia Giovanni.

In questo capitolo non assistiamo ad un nuovo incontro, né allo sbocciare di un amore tra magiche creature, bensì alla maturità di questo sentimento e alle prove che dovrà superare.

I due sposi dovranno separarsi, Pia andrà nel regno degli Elfi a cercare di ricucire i rapporti incrinati dalla veemenza di Dragos, mentre lui resterà in patria. La separazione non è facile per entrambi, soprattutto per il re dei wyr che vorrebbe avere la sua amata sempre sottocchio, al sicuro e invece deve accontentarsi di lasciarla partire sotto scorta fidata.

La delegazione non verrà accolta come tutti si aspettavano e i negoziati rischieranno di naufragare, ma non solo loro, anche il rapporto fra Dragos e Pia verrà messo alla prova.

Un romanzo auto conclusivo di notevole impatto, scritto dalla penna abilissima di Thea Harrison che giunta al 5° libro della saga ancora non stanca, anzi…

Consigliato.

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