Recensione “Desideri ad alta voce” di Simona Pugliese

 

Un equivoco, tre bambine e un capo che non dovrebbe guardarla in quel modo.
Aurora aveva un piano: laurearsi in architettura e trovare il lavoro dei suoi sogni. Invece si ritrova dietro al bancone di un bar e con un fidanzato che non la ritiene più alla sua altezza.
Quando sembra che non ci sia via d’uscita, un’opportunità inaspettata bussa alla sua porta. Un colloquio di lavoro potrebbe essere l’occasione perfetta per cambiare vita, finché non scopre che Filippo Serra non cerca una stagista. Gli serve una tata per le sue tre nipoti rimaste orfane.
Lavinia, nove anni e un carattere impossibile, Lidia, di appena cinque mesi e Ludovica, cinque anni e un silenzio che pesa come un macigno.
Quando Aurora capisce l’equivoco è troppo tardi per tirarsi indietro. Accetta per necessità, convinta che sarà temporaneo. Filippo ha bisogno solo di qualcuno che lo aiuti a tenere insieme i pezzi di una famiglia spezzata.
Ma tra storie della buonanotte, unicorni, dispetti e tanto rosa, qualcosa comincia a cambiare. Aurora e Filippo scoprono che la vita ha un modo tutto suo di realizzare i desideri, anche quelli che non avresti mai osato esprimere ad alta voce.

 

Si dice che i desideri vadano sussurrati nella mente ma, a volte, per farli avverare, bisogna pronunciarli ad alta voce.

Ed è questa la teoria di Ludovica che, insieme alle candeline del suo quinto compleanno, vedrà spegnere la leggerezza della sua infanzia: da lì a pochi giorni un tragico incidente ucciderà i genitori, lasciando di questa famigliola piena d’amore, solo tre bimbe orfane. Filippo, lo zio “figo” e architetto viveur, si troverà all’improvviso proiettato nel difficile ruolo di tutore legale e padre. Se gestire Lavinia di 9 anni e Ludovica di 5 potrebbe essere un’impresa difficile, come potrebbe cavarsela con la piccola Lidia di pochi mesi?
In questo scenario doloroso si inserisce Aurora, l’incontro con Filippo, quello ufficiale almeno, nascerà da un equivoco: lei sperava in una posizione nel suo studio di architetture e invece… una tata? Lei? Eppure quello stipendio così generoso… ma l’opportunità si trasformerà presto in una realtà di conforto sia per la famiglia ferita, che per le finanze della ragazza.

Aurora è una ragazza che ha sempre lottato per la sua indipendenza, reduce da una relazione in cui si è sentita “non abbastanza” agli occhi del fidanzato, per il lavoro con il quale si mantiene nonostante la laurea in architettura, ha dovuto rimboccarsi le maniche per aiutare quello che è rimasto della sua famiglia.


Questa dolcissima storia ci ricorda le vibes della “Bella addormentata nel bosco” la favola preferita di Ludovica, e i protagonisti ce li ricordano, nei nomi e nello spirito.
Vedremo questa ragazza dal cuore d’oro, occuparsi delle bambine con le loro difficoltà, fra diffidenza e dispetti ma, nonostante tutto, si affezionerà a loro in modo viscerale e, come previsto, scardinerà Filippo dal rigido ruolo di uomo che ha messo in stand by la sua vita per il bene delle nipoti.


La narrazione della storia è in prima persona dal doppio pov dei protagonisti, è un romance contemporaneo che affronta i temi del lutto, della genitorialità, dei traumi infantili e dei drammi della pre-adolescenza ma, nonostante queste tematiche importanti, la scrittura si è rivelata fluida e confortante. Due protagonisti dal cuore grande che non avrebbero potuto trovare di meglio per poter vivere la loro favola, nonostante i personaggi negativi (leggi Malefica) che metteranno i bastoni fra le ruote.
Cosa mi è piaciuto? Il tono leggero ma carico di affetto, lo slow burn cresce giorno per giorno, e non sarà solo fisico ma una fusione di anime che impareranno a fidarsi e confidarsi; gli sguardi trattenuti, l’emozione che affiora, la rabbia che urleranno contro le onde del mare…

Un romanzo delizioso, dai buoni sentimenti e belle citazioni musicali (e non) a inizio capitolo, che scorre velocemente portandoti alle ultime pagine senza quasi accorgertene.

 

Anna

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