
APRILE 1794. Durante una notte di tempesta che imperversa sulla Garfagnana, il maestro di cappella del duomo di San Pietro di Castelnuovo viene trovato morto all’interno di un confessionale: mani e piedi legati, la fronte segnata da un simbolo misterioso, il cranio aperto come un calice. A indagare sull’omicidio saranno Vitale Federici e il suo giovane discepolo, Bernardo della Vipera. Ma a tenerli impegnati non sarà soltanto la caccia all’assassino: nel duomo si sospetta, infatti, la presenza di un manoscritto eretico attribuito al poeta Ludovico Ariosto; mentre nei pressi di una rocca vicina si svolgono rituali oscuri che coinvolgono una loggia massonica alla quale sembrerebbe appartenere Elisabetta Caminer Turra, giornalista e tipografa dal fascino ambiguo. Tra fede, potere e passioni nascoste, ogni indizio conduce a nuove rivelazioni. E più si avvicineranno alla verità, più Vitale e Bernardo comprenderanno di dover svelare un mistero più pericoloso di quanto avessero immaginato.

“Un raccoglimento quasi ascetico con il quale il giovane precettore non aveva ancora preso confidenza, ma che sempre più, negli ultimi tempi, reputava necessario. Perché, come aveva appreso a caro prezzo nel corso delle sue indagini, ma ancor più dalle disavventure che l’avevano condannato a una vita di esilio, non tutto ciò che nasce dalla mente va assecondato, né tantomeno condiviso con gli altri.”
Quando si parla di un giallo ambientato in ambito religioso, con manoscritti eretici e segreti inconfessabili, è difficile non pensare a Eco, ma, con Delitto di mezzanotte, Simoni è riuscito a creare un libro interessante e originale.
L’autore ci porta nel Duomo di San Pietro di Castelnuovo in Garfagnana, tra congiure e cospirazioni. Il maestro di cappella, Duccio Spada, viene ritrovato morto all’interno del confessionale con i piedi legati e un simbolo arcano sulla fronte. Da quelle parti si trova Vitale Federici, insieme al conte Artemio della Vipera e al figlio Bernardo. L’inchiesta trascina Vitale e Bernardo all’interno di una fitta rete di logge massoniche, rituali occulti notturni e cospirazioni che coinvolgono l’alta nobiltà locale, compreso il loro stesso protettore.
Oltre al delitto, Vitale si mette sulle tracce di un leggendario e pericoloso manoscritto perduto di Ludovico Ariosto, che si dice contenga verità eretiche e segreti in grado di sovvertire l’ordine politico e religioso. Si tratta di un pseudobiblon, ossia un libro mai scritto ma citato come vero. L’autore semina indizi, ma poi cerca di depistare investigatore e lettore nello sviluppo delle singole scene, giungendo all’epilogo, con la scoperta di un colpevole che pochi avrebbero preso in considerazione, dacché i candidati ideali avrebbero potuto essere ben altri.
I personaggi, nella caratterizzazione, risultano ben sfaccettati, nessuno è privo di luci e ombre, per il semplice fatto che nessuno è solo buono o solo cattivo. Gli investigatori sono figure molto interessanti e il loro modo di indagare è basato sulla deduzione scientifica e sulla ricerca di rari segreti bibliografici. Vitali possiede un intuito straordinario, ma è anche una figura solitaria, riflessiva e segnata da un passato misterioso che riemerge costantemente nelle sue indagini.
Nel perfetto schema del giallo deduttivo, Bernardo incarna la figura dell’assistente, è colui al quale Vitale spiega i passaggi logici più complessi, aiutando così anche il lettore a seguire l’indagine. Bernardo spesso nota dettagli pratici, dinamici o legati all’azione che sfuggono all’occhio dell’erudito. La bellezza della figura di questo personaggio è quella di riuscire a mantenere, di fronte agli orrori dei delitti e alle trame oscure, una purezza morale che contrasta con il cinismo circostante.
Con una scrittura fluida e un ritmo molto serrato, “Delitto di mezzanotte” mi ha conquistata fin dalle prime pagine.




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