Recensione “Cuore di Jagoda” di Irene Catocci

 

 

 

 

Ambientato in Norvegia, tra lo splendore verdeggiante del fiordo di Olden e l’impervio ghiacciaio che lo sovrasta, Cuore di Jagoda è la storia di un amore contrastato, quello tra Aase e Lhase, due ragazzi come tanti. L’unica loro colpa è quella di essere nati dalla parte opposta del bosco.

Due mondi divisi dalle rispettive culture. Da una parte i norvegesi e il loro scetticismo, e dall’altra il popolo nomade, chiamato barbaramente “zingaro”, pieno di orgoglio e tradizioni ormai lontane nel tempo.

Due innamorati in cerca della libertà.

Due cuori che battono all’unisono in un unico petto.

“Di che cosa hai paura, Jagoda?”

“Che l’amore non basti.”

Una storia d’amore che non parla solo di amore. Una storia d’amore che racchiude una forma di ribellione al razzismo. Ambientata nella fredda Norvegia, sui due fronti troviamo il cuore di un zingaro e l’altro di una Gagè.

Una bella e delicata storia d’amore che tocca le corde del cuore come una dolce melodia.

Irene ci ha fatto viaggiare in una terra fredda descrivendo minuziosamente il paesaggio e i personaggi, è una delle più brave autrici italiane, secondo me, che senza artefatti o storie complesse riesce a raccontare l’amore.

Il loro primo incontro, da piccoli nel bosco, sembra una magia, una gagè ed un rom, chiaro e scuro, passione e cervello, amici in quel bosco, nemici nella vita.

Sarà solo il fascino del proibito a farli avvicinare?

Eppure ogni cosa parla di magia, quel senso di appartenenza, quel senso di necessità dell’altro, la mancanza, il bisogno di essere vicini.

“E’ mia amica. E’ Aase, senza la quale non riesco neppure a respirare.”

“Sa di spezie, un odore solo suo, che non ho mai sentito su nessun altro: rugiada, caffè appena macinato e ruggine. Sa di natura.”

Gli anni passano e da piccoli bimbi, amanti della scoperta e del proibito, si ritrovano adulti a contrastare l’evoluzione di quel sentimento sempre più forte.

Così delicato e dolce la nascita di quell’amore spiazza entrambi, e al bisogno solo di vedersi e chiacchierare adesso si accosta il bisogno di sentirsi e toccarsi.

Scritto in terza persona, il romanzo dà una visione completa della cultura Rom e della vita rigida e fredda della Norvegia, tradizioni, culture, dialoghi, vendette e odio razziale raccontati tra le pagine.

“Dove vorresti andare? – Io vorrei stare proprio qui dove sono adesso. Se potessi, non andrei più via.”

“O Jilò dukalma – Che significa? – il cuore mi fa male.”

Ma la famiglia chiama, la famiglia obbliga:

“La ami così tanto? – Tu non capisci. Non è un capriccio, ma un bisogno. Io ho un bisogno di lei come si ha necessità di respirare. Senza, non esiste vita. – Non dovevi lasciarla entrare nel cuore – Non è stato possibile, quella dolce bambina dai capelli di fata me lo ha rubato.”

Ma l’amore non basta.

Tentennamenti, timori, la paura blocca Aase nel lasciarsi andare, l’odio dei Gagè arriva a sfidare la morte e allontanarli sarà il loro unico obiettivo.

Sofferenze, solitudine, dolore e lacrime gli unici protagonisti degli ultimi capitoli della storia.

Riusciranno “A vedere il sole di mezzanotte”? Riusciranno i ricordi a rimanere racchiusi in quelle foto? Riusciranno a trovare la vita anche nella morte?

Ameremo questi personaggi, così teneri ed innamorati, ameremo questi personaggi per la loro ribellione, il loro amore così assoluto, così completo, così essenziale, un Romeo e Giulietta dei nostri giorni, un amore contrastato fin dalle sue origini, due famiglie in lotta, due culture differenti, due anime racchiuse in un unico cuore.

Una favola moderna pervasa di magia che solo il vero amore può dare, e a noi lettori non ci resta altro che attendere trepidamente il vissero e felici e contenti come in tutte le favole.

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