Recensione “Cuore di foglia, radici di pietra” di Giuditta Ross

 

 

 

 

L’Alberopietra è risorto a nuova vita. Il sangue di Nairnering Cuordifoglia sparso sulle sue radici, credute ormai aride, ha ridato speranza a un intero regno. Finalmente Mojheardean può sedere sul Trono di Pietra e risollevare le sorti del suo popolo e, forse, delle intere stirpi fatate. Nair sa bene che non sarà sufficiente: non per la pace, né per lenire il tormento della sua anima nera. La corte di Pietrabuia non è un posto sicuro e lui ha fatto una promessa: farà qualunque cosa pur di risanare il suo debito.Mojheardean ha lottato nell’ombra per tutta la sua vita. Ha combattuto, celando i propri intenti, contro la sua stessa stirpe maledetta dalla follia. Ha subito indicibili torture e ha giocato con astuzia ogni arma a disposizione per occupare la scomoda seduta del Trono di Pietra. Un’esistenza votata al riscatto per la sua gente, per un popolo che aveva smesso di sperare. Tra le insidie di una corte in bilico sull’orlo di un cambiamento epocale, Mo sa che quello non è che l’inizio e che mantenere saldo il regno richiederà un sacrificio ancora più grande.Il suo pensiero, però, non fa che tornare a colui che ha salvato tutti loro, e si trova combattuto tra il desiderio di cedergli ogni cosa e il terrore di farlo. Ma lasciare avvizzire il proprio cuore potrebbe essere un prezzo che non è disposto a pagare

Triskell Edizioni ci propone questo Urban Fantasy, il secondo della Serie delle Foglie.

Inutile negarlo, ormai di romanzi con Vampiri e Lupi ne abbiamo letti in tutte le salse e per tutti i gusti, ma questa serie ha qualcosa di diverso dagli altri romanzi che hanno come protagonisti i Vampiri. Qui ci sono anche … … … … … … (concedetemi la suspense) le FATE!

Per chi, come me, è appassionato di fate questo romanzo è un piatto assolutamente appetibile e gustoso. Solo chi mi conosce sa quanto questo argomento mi tocchi personalmente: mica a caso vivo in Irlanda, il paese delle fate. Scusate… mi sono lasciata trasportare dal mio personale entusiasmo e apprezzamento per gli argomenti trattati, ma non ho potuto resistere.

Torniamo all’autrice.

La Ross utilizza un linguaggio che colpisce dritto al cuore del lettore, che sa emozionare ed è capace di far sentire il sapore della giovinezza. Come se la sua scrittura fosse, essa stessa, un magico incantesimo.

Vitale e vivace, la lettura è talmente fluida che non si vorrebbe mai interromperla.

I protagonisti, profondi e carichi di personalità, sono accattivanti ma anche divertenti, intrattenendoci con scambi davvero sfiziosi.

Un romanzo che pagina dopo pagina ci trasporta in un mondo incantato, fatto di luce ma anche di oscurità, di amore e di odio, di piacere ma anche di dolore. Perché luce e ombra, seppur nella loro diversità, si plasmano. Due entità che, all’improvviso, diventano una sola.

Sia ben inteso che si tratta di un romanzo adatto ad un pubblico giovane ma che consiglio anche agli adulti come me che sono disposti a vivere e rivivere fresche e giovani emozioni.

L’autrice non ci parla solo di una storia d’amore ma anche dell’amore inteso come sentimento , raggiungendo piccoli picchi filosofici che ci portano a fare riflessioni intelligenti.

Ovviamente consiglio di leggere anche il romanzo precedente per poter comprendere a pieno il percorso dei protagonisti. Uno dei quali subirà atroci torture.

Se dovessi sintetizzare questo romanzo con un aggettivo utilizzerei la parola “Spumeggiante”. Una ventata di aria fresca che si respira aprendo la finestra in una stanza chiusa da troppo tempo: la stanza dell’anima.

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