Recensione “Cronache di un Mesotes” di Alberto Grandi

 

 

 

Leon, un giovane praticante di arti marziali, viene scelto per unirsi a un grande esercito composto da diverse specie aliene, contro un nemico comune: il Portatore. Durante il suo viaggio conoscerà diverse figure importanti, dalle imponenti e guerriere Cheimatos, ai piccoli e ingegnosi Psykines, ognuna pronta ad insegnargli qualcosa. Dovrà addestrarsi ed essere pronto a combattere il famigerato esercito nemico mentre imparerà a confrontarsi con il più grande avversario della sua vita… Se stesso. Un viaggio avventuroso e introspettivo che lo porterà a visitare i più disparati mondi, da un morente imperialismo romano, al classicismo greco, passando per la libertà piratesca e la tecnologia psykines. In un percorso interiore verso la battaglia più difficile di tutte, quella per conoscere se stessi e migliorarsi.

Perché ho scritto questo libro?

Cronache di un Mesotes è un tentativo di unire a un’avventura fantasy alcune tematiche filosofiche e morali. Un tentativo di fondere insieme tre elementi che, in realtà, fanno parte l’una dell’altra: arti marziali, filosofia e letteratura. Tutte e tre con lo scopo di aprire la mente, conoscersi e stimolare l’intelletto. Ho voluto scrivere questo romanzo proprio per cercare di trasmettere un messaggio fondamentale, che mi ha cambiato il modo di vivere: conoscere sé stessi.

Mai altri romanzi mi hanno portata così tanto a riflette e ad avere pensieri contraddittori nel corso della lettura. Non posso affermare che mi sia piaciuto in toto, ma ho ben accolto la volontà dell’autore di renderci partecipi, di farci apprezzare la cultura, che lui stesso osanna.

Dopo aver superato il primo, grande ostacolo degli errori di grammatica e struttura del testo, possiamo apprezzare il racconto in sé.

Parlando degli errori: troviamo riferimenti maschili quando ci si riferisce ad un personaggio femminile; errori di battitura, tra cui lettere mancanti e virgole di troppo e parole scritte male (famigliare invece di familiare); non capisco la volontà di usare le virgolette del discorso diretto («») quando il protagonista, che parla in prima persona per tutto il testo, pensa tra sé e sé o riflette su qualcosa. Altro problema è stato l’uso, secondo me errato, del tempo dei verbi durante il suddetto discorso diretto: utilizza il passato o trapassato remoto mentre, secondo me, sarebbe più scorrevole e discorsivo usare il passato o trapassato prossimo. Manca un grande lavoro di editing e questo inficia il testo e rende la lettura poco scorrevole.

A rendere più lenta la lettura troviamo lunghe frasi e discorsi, presi da filosofie soprattutto antiche che, nel loro essere contorti, portano il lettore a fare uno sforzo non indifferente. Capisco, però, la volontà dell’autore di far entrare il lettore stesso nella sua mente: spesso il protagonista (che mi ha dato l’idea di essere l’alias dell’autore stesso) si lamenta di quanto la maggior parte della popolazione terrestre, in primis quella giovanile, disprezzi la cultura e coloro che studiano. Sembra un attacco a qualcuno che ha disprezzato e sottovalutato l’autore solo perché studioso e acculturato. O forse è un attacco più generico contro le menti più deboli, l’ignoranza e la mancanza di quel coraggio che permette di affrontare la quotidianità.

Il seguente estratto riassume il pensiero del protagonista: “Viviamo in un’epoca in cui importa solo essere ricchi, non ci preoccupiamo degli altri ma, soprattutto, non ci preoccupiamo di noi stessi. Prendiamo a modello personaggi di bassa cultura e alta ignoranza. Elogiamo i disvalori invece che i valori. Inoltre, grazie ai potenti mezzi di comunicazione, tutti siamo costantemente bombardati da programmi spazzatura che educano i piccoli a seguire modelli malati, creando, inevitabilmente, dei giovani non interessati alla cultura.”

La storia in sé è un miscuglio di elementi presi da culture diverse: antichità (romana-greca); cinema e letteratura fantascientifici; mondo odierno. Si parla di guerre, conquiste, alieni, divinità e umanità, accettazione e crescita personale.

Lo scopo del protagonista è quello di vincere una guerra di cui non sa nulla, e sembra parlare del mondo odierno, “nascondendosi” – permettetemi la parola – tra le righe.

Punto focale del romanzo è capire che gli abitanti dei vari pianeti dovrebbero collaborare per combattere contro il Portatore, nemico comune, e smettere di farsi guerra tra loro. Non velato riferimento al mondo di oggi con le sue avversità e mancanza di collaborazione e accettazione tra culture.

La crescita del protagonista va di pari passo con gli incontri con dei personaggi che gli insegnano qualcosa: quasi sempre questi sono filosofi o personaggi con riferimenti all’antica Grecia.

Arrivata alla fine del libro mi è sembrato di aver assistito ad un corso intero di filosofia all’università.

Ad aprire ogni capitolo uno dei personaggi chiama il protagonista urlandogli di svegliarsi. Proseguendo con la crescita mentale del protagonista, mi sono resa conto che quell’incitazione a svegliarsi potrebbe essere collegata alla crescita stessa.

Non so se leggerò la seconda parte. Non dico assolutamente che non sia interessante. Dico, però, che non è nelle mie corde, ma apprezzo davvero molto lo sforzo dell’autore nel creare un romanzo del genere, davvero atipico.

firma Claudia

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