Recensione “Con l’Africa nel cuore” di Raffaella Dellea

 

Cloe è una donna razionale e precisa, abituata a controllare ogni dettaglio della sua vita. Ma quando parte per l’Africa per seguire un progetto umanitario, si ritrova catapultata in un mondo dove le certezze scricchiolano e il cuore chiede spazio.

Tra cieli infuocati, sorrisi sinceri e ritmi completamente diversi, Cloe inizierà un viaggio dentro e fuori di sé, scoprendo sfumature inaspettate del proprio carattere e imparando a lasciarsi guidare anche dall’intuito e dall’emozione.

Al suo fianco, Alex: partner fidato e presenza rassicurante, con cui condividerà molto più di una missione.

Un romanzo coinvolgente e profondo, che parla di trasformazione, legami e nuove prospettive. Perché a volte, basta cambiare orizzonte per cambiare anche dentro.

 

Un romanzo che mi ha riportato alla mente i colori e i profumi di questo meraviglioso continente.

Cloe ha realizzato un sogno: creare la comunità Next Africa a sostegno della popolazione della Repubblica democratica del Congo.

Il suo socio, Alex, lavora sul territorio e, quando lei arriverà per vedere con i suoi occhi il progetto, per Cloe inizierà una lenta ma graduale trasformazione, formando la sua percezione come persona ad un livello superiore.

Cloe è la classica milanese frenetica e iper organizzata, immergersi in un mood totalmente opposto la aiuterà ad abbandonare l’armatura che la vita meneghina impone.

Il viaggio si rivelerà una meravigliosa esperienza, sia per il progetto in sé che per poter riabbracciare, inaspettatamente, l’amica di infanzia Cristina, e poter trovare, con le persone del luogo, così culturalmente differenti, una sintonia impensabile. Ma la soddisfazione più grande sarà quella di poter affiancare Alex, che è stato una sua cotta giovanile, e poter apprezzare l’uomo che è diventato con il suo bagaglio di sensibilità e competenza.

Un romanzo che porta pace e buoni sentimenti, ci mostra le difficoltà che possono attraversare realtà come Next Africa e la determinazione delle persone che ci lavorano.

Avrei preferito un doppio pov per alternare la rigidità milanese di Cloe a quella più calda di Alex ma, come ho appreso dall’autrice, questa è una riedizione di un romanzo scritto parecchi anni fa e rifarlo col doppio pov sarebbe stato un lavoro immane.

 

Anna

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