Recensione “Broken Rose. Attraverso le spine” di Chiara Cavini Benedetti

 

«Se il tuo mondo non si riduce in cenere con un bacio, quello è un bacio che non vale la pena di essere dato. E non sono gli eroi a bruciare il mondo. Sono i cattivi.»

Gwen Dove è l’immagine dell’innocenza: capelli biondi, sorriso timido e occhi sempre bassi. Tutto ciò che desidera è passare inosservata, nascondersi dietro una maschera di normalità per non attirare attenzioni indesiderate e risultare invisibile al mondo. Nessuno sospetterebbe mai che dietro quella facciata delicata si nasconde un passato che ancora brucia sotto la pelle, fatto di ricordi che Gwen vorrebbe dimenticare. Nhyx Haunt è l’incarnazione del pericolo: tatuaggi che raccontano storie di dolore, aria scontrosa e una moto che ruggisce come la rabbia che si porta dentro. Vive per la vendetta, e ogni sua scelta è guidata dall’odio che lo consuma lentamente. Gwen non sa nemmeno chi sia Nhyx. Ma Nhyx… sa esattamente chi è lei. Quando Gwen è costretta a trasferirsi alla misteriosa e inquietante Hallow Prep, una scuola piena di ombre e misteri, il loro destino si intreccia e niente è più come prima. Gwen è una rosa nera che cerca di confondersi nell’oscurità. Ma Nhyx conosce bene le tenebre. Sa come muoversi tra le spine. E sa anche come distruggerla… petalo dopo petalo.

 

Penso che avrò bisogno di tempo metabolizzare il tutto.

Ci sono libri che leggi, altri che ami… e poi c’è questo che lo senti, lo vivi, ti distrugge e ti annienta.

Sono a corto di parole, e di solito non me ne mancano mai, leggere questo libro è stato come privarsi di tutte le emozioni che un essere umano possa provare.

Dolore, tristezza, rabbia, rancore, passione, amore…

Non è la solita favola, non c’è il principe azzurro sul cavallo bianco e scordatevi la principessa da salvare… lei affronta tutto, lei subisce tutto, lei è niente, un errore, uno sbaglio…

Chiara in questo romanzo ha superato se stessa, un libro che conta ben oltre le 700 pagine… troppo poche per questa storia, troppo poche per Gwen e Nhyx.

Lui il cavaliere oscuro, l’incubo che non ha mai fine, lei è il demone.

“Colpisce lei… distruggi lui!”

Il suo mantra, così Nhyx vive il suo ultimo anno, in attesa di un passo falso per avere vendetta, vendetta di una famiglia che non esiste più, vendetta per quelle suppliche mai sentite.

“Io sono l’unico a poterti spezzare. E non vedo l’ora di farlo.”

Un romanzo che evoca Romeo e Giulietta, due famiglie rivali, un amore impossibile, ma c’è l’orco nella storia, il cattivo che distrugge tutto… un romanzo gotico senza quel dolce finale che attendiamo sospirando.

Paura, incubi, buio, anima distrutta… pane quotidiano per entrambi.

Il potere delle tenebre è nelle loro mani.

“La vergine innocente… E il mostro che voleva spezzarla.”

Ecco la nostra favola.

Quando l’inferno è tutto ciò che resta, spetta a noi guardare dentro a quell’oscurità.

Una bufera di emozioni contrastanti ti annientano in questo libro, ogni parola colpisce dritto al cuore. Non si sente altro che il boato di un cuore rotto… Lividi di un corpo martoriato, il ricordo di un sorriso sopito.

Stanchi di lottare per la sopravvivenza.

“Sono già spezzata. Sono così spezzata che non c’è più niente di me da rompere.”

Dove casa diventa un segreto, dove non era permesso che arrivasse la luce… casa non sono sorrisi e torte da preparare.

“Quanti nuovi inizi si hanno a disposizione prima che arrivi la fine?”

E se arrivasse quella fine?

“E se inizia il C’era una volta e tu sei dalla parte sbagliata della favola?

Niente più errori… Una promessa… Una condanna… un modo per continuare ancora a vivere.

Sperare in quell’Happily ever after e iniziare a sognare…

Sostituire i brividi a quei lividi.

Scappare per un sogno… fuggire per un sorriso.

“Scappa, e ti inseguirò. Nasconditi, e ti troverò.”

“Perché io non vivo in una favola, Nhyx. Non sono la principessa che alla fine della storia viene salvata e vive per sempre felice e contenta. E mi sta bene… – Non sono un principe, non so come vivere in una favola. E non mi interessa scoprirlo. Perché non voglio una principessa.”

Riscriviamo un finale… anzi il finale… perché da qui inizierà tutto.

Trasformiamo quel “non c’è mai stato” nel nostro “C’era una volta”… Un castello in rovina in mezzo a un temporale sarà… perfetto.

“Perché non si può odiare senza amore… e non si può amare senza perdere tutto.”

To be continued…

 

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