Recensione “Black Veil” di Barbara Scotto

 

Draven Crowell è uno dei tre volti della Black Key, l’organizzazione che si muove nell’ombra di New Orleans e regola equilibri che devono rimanere nascosti.
Daphne Harlan, erede di un impero economico, è prigioniera di una relazione con un uomo potente e manipolatore.
Quando i loro mondi collidono, verità sepolte iniziano a riaffiorare insieme a un’attrazione pericolosa e incontrollabile.
Mentre il confine tra protezione e possesso diventa sempre più fragile, Daphne dovrà decidere se rimanere al sicuro in una gabbia o lasciarsi trascinare nel buio, e Draven se tradire le regole a cui ha consacrato la propria vita pur di non perdere lei.

 

Wow, ho ancora la pelle febbricitante e il cuore che sta per scoppiare.
Ho letto il libro tutto d’un fiato e adesso devo subire tutte le conseguenze della fugace lettura.
La Scotto ha una scrittura intrigante, travolgente e coinvolgente, una di quelle autrici camaleontiche che riescono a cimentarsi in vari sottogeneri del romance e uscirne vincente.
Da Chick-lit a spicy, da young adult a dark, e che dark, ragazzi!
Un rapimento a otto anni ha segnato l’esistenza a Daphne che rivive, in loop nel corso degli anni, quei momenti e quel volto amico ucciso; si rifugia in una relazione che la tiene in gabbia e protetta, e nelle sue notti di follia pura affida a uno sconosciuto le sue fantasie perverse.
Nulla è lasciato al caso, niente è come sembra, e dietro a quelle finestre e a quei rumori sospetti, qualcuno nell’ombra lavora.
Draven è un volto cancellato, colui che non deve esistere, non si rileva, si muove nell’oscurità; Crow, è il suo nome di battaglia e insieme a Grave e a Ghost, la Black Key prende vita.
Siamo a New Orleans e la criminalità è all’ordine del giorno, purificare strade e sotterranei è compito della Black e proteggerla è compito di Crow.
“La verità è una sola: qualcosa mi si è infilato sottopelle e non se ne va. E’ un’ossessione che mi avvelena il sangue e mi toglie la voglia di perdermi…”
Lasciarlo libero ma mantenerlo prigioniero.
“Io non sono il principe che viene a salvarti o che ti implora. Io sono quello che se dici di voler uccidere un uomo, ti passa l’arma più adatta e poi ti guarda mentre lo fai. Io sono quello che se dici di vedere la città bruciare, piazza gli ordigni e poi ti consegna l’innesco. Io sono quello che se decidi di buttarti, non tenterà di fermarti. Ti stringerà la mano per saltare insieme a te… Se tu salti, io salto con te.”
Una promessa da mantenere voltando le spalle alla morte.
Una promessa: Lei.
“Ero sempre lì, Daf. Ho vigilato il tuo sonno, che fosse sereno o agitato, io ero sempre lì.” Un passo dietro a te.
“Certe anime non cercano la luce, desiderano solo qualcuno disposto a condividere il buio.”
Ti entrano sottopelle e non ti rimane altro che respirarli.
“Non sei il mio sbaglio. Sei il rompicapo che non sono mai riuscito a risolvere.”
E quando le loro labbra finalmente si scontrano “è un cazzo di big bang nel mio cervello.”
Ma il dubbio li divora, la fiducia verrà a mancare e vedersi spaesati e senza più certezze li vedrà vacillare.
L’avrà salvata o l’avrà usata? La vendetta è la meta di questo viaggio.
“Tu sei la promessa che mi ero fatto quando ti ho vista in quella cella… Tu sei l’unica cosa che mi fa sentire sazio, che mi riempie quel ca… di vuoto proprio qui, nello stomaco.
Altri personaggi entrano in scena e ognuno è un catalizzatore di curiosità e di storie, quale sarà la prossima?
E chi è Kingdom?

 

Anna

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