
Cairo, Egitto.
Amir è un sopravvissuto.
Ha trascorso quasi tutta la sua giovane esistenza a Imbabah, quartiere degradato del Cairo, prostituendosi per placare i morsi della fame, fin quando i suoi amici Malik e Raja non lo hanno portato via.
Oggi, dopo un anno, Amir ha una nuova vita. È riuscito a costruirsi un futuro dignitoso e onesto, vive in una vera casa e fa il falegname, come ha sempre sognato.
Dentro di lui, però, i demoni di un passato che non riesce a dimenticare non gli danno tregua. La poca fiducia in se stesso e la costante paura di non essere all’altezza gli impediscono di vivere come un ragazzo normale, almeno finché non incontra Shadi.
Shadi è un uomo di successo. Ha sempre avuto tutto ciò che desiderava: una casa lussuosa, dei genitori che gli hanno voluto bene, un’istruzione.
Fa un lavoro che ama, porta avanti il laboratorio di famiglia affiancato e sostenuto dal padre che, però, lo ha tenuto per anni sotto una campana di vetro. Ciò che gli manca, non si può comprare col denaro.
Amir è chiuso, introverso, pauroso; ma la dolcezza e il rispetto che Shadi mette in ogni parola e in ogni gesto potrebbero riuscire a scalfire la dura corazza che si è costruito intorno. L’incontro tra Amir e Shadi porterà entrambi a rimettere tutto in discussione e cambierà per sempre le loro vite.

Ci sono storie che lasciano il segno e rimangono scolpite nell’anima, questa mi ha fatto il cuore in piccoli pezzi ma lo ha anche ricostruito più forte.
Periferia del Cairo, Imbabah è una baraccopoli dove i reietti della società trovano un impietoso rifugio.
La fame e la disperazione strisciano fra i corpi emaciati di chi la abita, Amir era uno di questi, un ragazzo omosessuale che, per sopravvivere, si prostituiva, oggetto delle turpi attenzioni di un commerciante di stoffe, sadico e crudele.
Gli orrori subiti hanno intaccato così tanto la sua anima da farla marcire, minando la sua autostima e la fiducia in un futuro migliore, “come se non meritassi tutto quello mi veniva offerto”.
Per uscire dall’ inferno di Imbabah bisogna essere fortunati da trovare qualcuno che ti accolga nel mondo “civile”, che ti dia una possibilità, e Amir l’ha trovata con Malik e il suo compagno Raja, anche loro fuggiti tempo addietro.
Il giovane, che è stato ospitato nella loro casa come un fratello, ha trovato un impiego come falegname e la sua maestria ha destato l’attenzione del titolare Yousef che gli affiderà il restauro di un pezzo di antiquariato della famiglia Salah, famosi sarti della città.
L’incontro con Shadi, il figlio, darà inizio a un lungo e tortuoso cammino verso la luce; Amir non riesce a farsi una ragione di essere oggetto dell’ interesse di un uomo tanto gentile e raffinato e la sua prigione mentale gli metterà più volte i bastoni fra le ruote:
“Come posso anche solo pensare di toccare la sua pelle con le mie mani sporche di vergogna?”
Shadi è stato cresciuto sotto una campana di vetro, la sua condizione di omosessuale è stata vista dal padre come una fragilità che andava protetta dalla cattiveria e dall’ ignoranza di una mentalità ancora arretrata. Una vita vissuta fra le stoffe e i manichini della sartoria, senza amici, limitato nei comuni contatti sociali.
“Shadi ha vissuto tutta la vita affamato d’amore, di comprensione. Io, invece, l’ho vissuta affamato e basta.”
Amir e Shadi sono due emarginati che troveranno l’uno nell’altro la salvezza, potendo esplorare i loro sentimenti e condividendo la speranza di un affetto sincero e duraturo.
“Ed è come se mi stesse baciando il cuore”
Ho amato ogni singolo protagonista di questa grande famiglia, la fragilità di Amir, la generosità di Shadi nel voler proteggere il suo habibi, il suo amore, la dedizione di Malik e Raja ma il personaggio che più mi ha incantata è stato Jibran, il padre di Shadi. Un uomo che ha visto morire il fratello a causa della vergogna per la sua omosessualità e che, pertanto, ha voluto proteggere il figlio con la medesima inclinazione; ho amato la sua disponibilità nell’accogliere e donare una possibilità a chi provenisse dall’inferno di Imbabah, la saggezza e la dolcezza di questo uomo me l’hanno reso il super eroe di questa storia.
Leggere le vicende di questi ragazzi, dei loro torbidi trascorsi e dei traumi che si portano appresso come una croce vi spezzerà, non potendo immaginare quanto in basso possa scendere l’idea di adattamento alle tragedie di un essere umano. Ma la forza dell’ amore e della comprensione daranno anche la speranza che non tutto è perduto per l’umanità.
Ci sono autori che farebbero meglio a dedicarsi ad altri progetti, altri che, studiando, raggiungono ottimi risultati, ma solo una piccola parte di loro ha il dono di coinvolgere emotivamente il lettore; non parliamo solo di raccontare una storia ma di venirci trascinati dentro e Francesca mi ha travolto con le sue parole brutali e accarezzato con la dolcezza delle emozioni.
Un libro bellissimo che vi consiglio assolutamente di leggere.
“Sei ancora a Imbabah, sei prigioniero del quartiere”


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