
Katia ha ventinove anni, un ginocchio di titanio e una sfilza di disastri alle spalle: una carriera da tennista finita troppo presto, un ex infedele e una vita in pausa.
Quando trova per caso su Instagram l’annuncio di un piccolo B&B in cerca di personale, decide di mollare tutto e partire per Albarossa, una località sperduta tra Marche e Abruzzo, dove il mare profuma di libertà e le giornate scorrono lente come una canzone dei Beatles.
Lì incontra Magda, una nonna fuori di testa che parla con i gabbiani, un bagnino pigro, un pizzaiolo che odia il mondo… e Pietro, un rampollo milanese mandato a comprare i tre B&B del posto per conto della sua famiglia.
È bello, arrogante, e rappresenta esattamente tutto ciò da cui Katia sta scappando.
Ma l’amore ha il vizio di arrivare nei momenti peggiori — o forse nei migliori.
Tra discussioni sulla sabbia, baci improvvisi e un incendio che cambierà ogni cosa, Katia e Pietro si ritroveranno a riscrivere le proprie vite, scoprendo che il cuore, a volte, è come il mare: anche quando sembra calmo, sotto la superficie nasconde tempeste che sanno guarire.

Un libro che profuma di estate, è ancora troppo presto lo so, eppure mi sono sentita per un po’ in vacanza.
Katia, senza né arte né parte, decide di mollare la propria vita partendo per Albarossa dove accetterà un lavoro come animatrice in una località sperduta tra Marche e Abruzzo.
Si farà nuovi amici in una realtà abbastanza surreale per chi viene dalla città.
Incontrerà pure Pietro, un milanese che cercherà di comprare i tre complessi turistici per conto della propria famiglia.
Cosa ho amato maggiormente nel romanzo? L’accurata descrizione dell’ambientazione, il fatto di aver osato a scrivere in pieno inverno un libro che parla di estate, di vacanza e di sole.
L’ho trovato diverso dalla mia solita carrellata di letture settimanali, perché parlava di mare e di situazioni “abbastanza ridicole” che mi hanno fatto divertire e rallentare un po’.
Una buona lettura, leggera, piacevole e senza pretese.




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